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L'Istat: donne più precarie, una su due lavora

Disoccupazione giovanile, -80mila occupati in nove mesi


Disoccupazione giovanile, -80mila occupati in nove mesi
16/02/2012, 18:02

ROMA - Chi paga il prezzo più salato della crisi? Pensionati, lavoratori dipendenti, ma soprattutto i giovani. Quelli che durante la fase congiunturale attuale non trovano lavoro, o peggio, lo perdono. Sono uomini ma soprattutto donne, ed il sud ancora una volta è maggiormente penalizzato. D’altronde, tre anni di depressione economica iniziano a farsi sentire. E sono le cifre a fare la voce grossa. Dopo la forte caduta nel biennio 2009-2010, l'occupazione dei giovani tra 18 e 29 anni continua a calare: a fronte di una moderata crescita complessiva, nella media dei primi tre trimestri del 2011, l'occupazione giovanile ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità). L'istantanea scattata in audizione alla Camera dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, non lascia scampo. Prim una nota positiva: il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni, infatti, è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia, se consideriamo la fascia di età 15-24, come proposto dall'Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopo la Spagna.
Meno di una donna su due lavora nel nostro Paese, evidenzia Giovannini, e solo il 30% nel Sud, nonostante dal 1995 al 2008 si sia assistito a un aumento quasi ininterrotto dell'occupazione femminile. Le donne, inoltre, continuano ad essere occupate in lavori precari più frequentemente degli uomini e permangono in condizioni di precarietà più a lungo nel tempo.
La distanza dell'Italia dai principali paesi europei nei tassi di occupazione, evidenzia, "nonostante i progressi compiuti, resta estremamente elevata: circa 16 punti percentuali in meno rispetto a Francia e Spagna". Specularmente, il tasso d'inattività delle donne italiane, ricorda il presidente dell'Istat, "rimane tra i più alti in ambito europeo, determinando un'incidenza relativamente modesta della disoccupazione femminile e pari al 9,6%, un punto al di sopra della media nazionale, anche se con una punta del 15,4% nel Mezzogiorno".
Per definire le strategie complessive per l'occupazione, secondo Giovannini, "è necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro". Esiste, ad esempio, "una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza con una gravidanza". Le 'dimissioni in bianco' "hanno riguardato 800 mila donne nel corso della loro vita".

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di Daga
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