ISTRUZIONE E LAVORO - Scuola

LA RICHIESTA DELLA SANTA SEDE: “NON SIA MULTICONFESSIONALE”

Il Vaticano ringhia per il monopolio dell'ora di religione

Il Vaticano ringhia per il monopolio dell'ora di religione

09/09/2009, ore 19:20 - 

L’ora di religione dovrà rimanere tale, ovvero un’ora in cui si insegna la religione cattolica. Su questo punto il Vaticano non transige e chiude le porte all’ipotesi di trasformarla in un “insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa”. La preoccupazione per il cambiamento paventato è stata espressa dalla Congregazione per l’Educazione cattolica, in una lettera circolare inviata ai presidenti delle Conferenze episcopali e datata 5 maggio 2009.
Il tema di questa lettera è molto semplice: nelle scuole si deve insegnare la religione cattolica, nessuna apertura alle altre religioni. Oggi l’ora di religione è facoltativa, e gli studenti, in alternativa, possono scegliere altre attività o anche allontanarsi dall’istituto, come precisa la sentenza n.203 del 1989 della Corte Costituzionale. Nella stessa sentenza si spiega inoltre che “la Repubblica può, proprio per la sua forma di Stato laico, fare impartire l'insegnamento di religione cattolica in base a due ordini di valutazioni: a) il valore formativo della cultura religiosa, sotto cui si inscrive non più una religione, ma il pluralismo religioso della società civile; b) l'acquisizione dei principi del cattolicesimo al patrimonio storico del popolo italiano".
La proposta di trasformare l’ora di religione in una sorta di panoramica di tutte le religioni, dando al ragazzo la libertà di scegliere (in barba all’ “indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare”, evocati dalla lettera della Congregazione), è più che indigesta. E’ semplicemente bocciata. Il motivo è semplice, ed è sempre contenuto nella lettera: “se l’insegnamento della religione fosse limitato a un’esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e ‘neutro’, - si legge, - si potrebbe anche creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso”.
Richiamando il Concilio Vaticano II, la lettera poi ricorda che ai genitori “spetta pure il diritto di determinare la forma di educazione religiosa da impartirsi ai propri figli secondo la propria persuasione religiosa” ed aggiunge che “i diritti dei genitori sono violati se i figli sono costretti a frequentare lezioni scolastiche che non corrispondono alla persuasione religiosa dei genitori o se viene imposta un’unica forma di educazione dalla quale sia completamente esclusa la formazione religiosa”.
Un principio di libertà che fa però a cazzotti con la realtà illustrata dal segretario nazionale della Fism, Federazione che raggruppa 8mila istituto. Luigi Morgano, intervistato dall’Ansa, spiega che molte famiglie musulmane sono costrette a mandare i propri figli in scuole materne cattoliche, dove è chiaro che si insegnerà la religione cattolica. “Si tratta di alunni molto piccoli, che non possono lasciare l’aula, - spiega Morgano, - seguono, pertanto, l’ora di religione anche perché da parte nostra c’è sempre stata una tradizione pedagogica molto attenta a coniugare l’identità con il rispetto di tutti. Ma senza rinunciare all’identità”, cattolica, ovviamente. I bambini, quindi, e le loro famiglie, sono tutti liberi: liberi di seguire la religione cattolica.
Tornando alla lettera della Congregazione, particolarmente interessante è anche il passaggio che sancisce che l’insegnamento della religione cattolica “ha una sua specificità riguardo alle altre materie scolastiche”, e “spetta alla Chiesa stabilire i contenuti autentici dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola, che garantisce, di fronte ai genitori e agli stessi alunni, l’autenticità dell’insegnamento che si trasmette come cattolico”. Il passo chiarificatore però è quello in cui si dice esplicitamente che l’insegnamento “si inquadrano nella missione evangelizzatrice della Chiesa”. 
Una puntare i piedi che ha già raccolto i primi consensi. Come quello del ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che crede “che nel nostro paese si svolga regolarmente l’ora di religione” e che quest’ora “debba essere non l’ora di catechismo ma l’ora in cui si insegna la religione cattolica”. Per il Ministro, “la posizione espressa dalla Congregazione vaticana è assolutamente condivisibile”. 

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