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Immigrazione: convegno Cisl, valorizzare seconde generazioni


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Immigrazione: convegno Cisl, valorizzare seconde generazioni
08/10/2010, 10:10


NAPOLI - Hanno imparato la lingua italiana, la cultura, le tradizioni, le usanze, frequentato scuole e università eppure non hanno diritto di cittadinanza. Sono i figli degli immigrati, le seconde generazioni, nate sul territorio italiano, ma ai quali lo Stato non riconosce la cittadinanza perché non è previsto lo "jus soli". Il rischio che corrono è di non vedersi rinnovato dai Paesi d'origine il permesso di soggiorno e dover tornare in patria per non diventare clandestini. A sottolinearlo è l'Anolf, associazione nazionale oltre le frontiere, che oggi a Napoli, insieme alla Cisl, ha organizzato un dibattito sul tema. In Campania, fanno sapere, il mancato riconoscimento della cittadinanza riguarda oltre 20mila ragazzi che rappresentano il 15,5% degli immigrati residenti. "Lo Stato rifiuta loro il riconoscimento - ha detto Pietro Cerrito, segretario confederale della Cisl - O un 'no' inspiegabile anche perché si tratta di ragazzi che hanno studiato, sono inseriti. Sono persone che, in qualche modo, potrebbero anche sostituire i cervelli in fuga". Per il reaponsbile nazionale dell'Anolf, Maruan Oussaifi, sul tema occorre sensibilizzare anche l'opinione pubblica e domandarsi "se sia più italiano il figlio di un immigrato nato qui o quello di qualche politico che rinnega la bandiera e l'unità nazionale". In Campania sono 99mila, secondo i dato forniti dagli organizzatori, gli immigrati occupati. Nel piano straordinario per il lavoro, che approderà domani in Giunta regionale, sono previste ulteriori misure a loro sostegno. "Si tratta di quasi 9milioni destinati a qualche migliaia di immigrati regolari - ha affermato Severino Nappi, assessore al Lavoro della Regione Campania - In questi giorni, abbiamo siglato un accordo con il ministro Sacconi con il quale vengono destinati 1,4 milioni di euro per la formazione e il sostegno al lavoro degli immigrati". Al Sud, secondo i dato fornito dagli organizzatori, il tasso di scolarizzazione dei minori immigrati è del 77,5% contro una media nazionale del 72,5%. In Campania questa percentuale si attesta al 18,5%. "Scuole, università e centro di ricerca sono i luoghi per eccellenza dell'integrazione - ha sottolineato Guido Trombetti, assessore al ramo della Regione Campania - Sono posti in cui non sono mai state distinzioni di razza o religione". "Per questi ragazzi, istituzioni, società civile e associazioni possono fare molto - ha concluso Lina Lucci, segretario regionale Cisl Campania - Sono giovani che possono aiutare anche la vita economica dell'Italia, ma non si vedono riconosciuto il diritto di cittadinanza. Non serve irrigidirsi nei loro confronti, ma essere aperti".

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di Redazione
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