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Imprese, tornano a crescere gli investimenti all'estero


Imprese, tornano a crescere gli investimenti all'estero
19/11/2013, 09:49

Contro la crisi dei consumi interni l’unica strada per le imprese è di proiettarsi oltre i confini nazionali. La perdurante vitalità delle nostre realtà produttive all'estero è confermata dalle ultime elaborazionidell’Ice su dati Bankitalia. Nel 2012 gliinvestimenti diretti esteri in uscita sono stati pari a 23,1 miliardi di euro, a fronte dei 12,4 miliardi in entrata. Il saldo è dunque largamente positivo, si investe quasi il doppio rispetto a quanto fanno gli altri dalle nostre parti. Si sta lentamente recuperando dei margini di azione molto ristretti da questi anni di recessione. Basti pensare che i flussi verso l’estero nel 2006 erano computati in circa 34 miliardi di euro, rispetto a 33 miliardi in entrata. Il ristagno del business a livello globale ha pesato dunque moltissimo sulle relazioni del nostro sistema economico con altri paesi, ma è un fenomeno che ha già toccato   il suo punto di massima caduta nel 2009, allorché gli investimenti in uscita si erano ridotti a 15 miliardi.

Altro discorso è quello inerente latipologia degli investimenti italiani. Più della metà delle risorse restano circoscritte all’Europa (51,5%), mentre il 30% ha come sede di destinazione il continente asiatico, il 13% va in Africa, il 5% in una delle due Americhe, lo 0,5% in Oceania. Fa specie il fatto che verso i paesi del Bric (Brasile India Russia Cina), ossia verso i quattro pilastri della crescita globale, le realtà che più si sono segnalate per ritmi di sviluppo e di incremento dei mercati, il valore complessivo degli investimenti diretti esteri italiani non superi i 2,8 miliardi di euro.
A incidere è anche la qualità dell’investimento italiano, più tradizionale e meno tecnologicamente avanzato rispetto a quello di altri competitor. Ciò finisce per limitare inevitabilmente anche le potenzialità di espansione. Non è certo un caso se la Germania investe 66 miliardi, tre volte quanto riusciamo a fare noi. Tra le criticità, bisogna annoverare anche il fatto che, dal 2009 ad oggi, a fronte di 241 acquisizioni di aziende estere, siano state comprate 363 imprese italiane. E’ un trend che va al più presto ribaltato, se vogliamo continuare a contare come una delle grandi economie industriali dell’occidente. La via maestra passa per il Mezzogiorno, i cui livelli di produttività e di reddito sono troppo distanti dal resto della Penisola. Un boom dell’economia meridionale significherebbe ridare slancio al sistema Italia e riguadagnare posizioni perdute. (Fonte: Lepre Group)

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di Redazione
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