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Emerge da uno studio sui collaboratori domestici

Indagine Idos: l'85% di badanti e colf sono stranieri


Indagine Idos: l'85% di badanti e colf sono stranieri
03/05/2013, 19:11

ROMA - Senza immigrati, migliaia di famiglie italiane non avrebbero a chi rivolgersi per l’affidamento delle faccende domestiche e l’assistenza agli anziani. E' quello che emerge dall''Indagine sull'assistenza familiare in Italia, elaborato dal Centro Studi e Ricerche Idos. Su quasi 900mila collaboratori domestici dichiarati all'Inps, il 50% è rappresentato da extracomunitari e il 35% da stranieri comunitari, che insieme costituiscono dunque l'85% del totale. E in grandissima parte si tratta di donne straniere: gli uomini sono appena un sesto.
Prodotta col supporto di Unicredit, questa indagine sul lavoro immigrato tra le mura domestiche italiane, composto attraverso una serie di interviste a lavoratori immigrati residenti nelle regioni centro-settentrionali, mette in luce alcune cifre in particolare. Come quella relativa alla salute: nove intervistati su 10 sono iscritti al servizio sanitario nazionale. La stessa percentuale giudica molto favorevolmente il trattamento ricevuto dalle famiglie presso cui è impiegato e, allo stesso tempo, dichiara di essere a sua volta apprezzato dai propri datori di lavoro. Un dato significativo soprattutto se messo in relazione con un altro numero: oltre otto intervistati su 10 hanno dichiarato di svolgere con piacere (moltissimo, molto, abbastanza) il proprio lavoro. Mentre il 14% vorrebbe cambiare occupazione. I risultati dell'indagine Idos consentono anche di tracciare un profilo del collaboratore domestico immigrato tipo. Il quale, nella grande maggioranza dei casi, ha figli nel Paese d'origine (solo il 22% dei genitori ha portato la prole con sé in Italia) e pensa di rimpatriare in un futuro prossimo o lontano. Due su tre riescono a risparmiare circa 250 euro al mese e mandano soldi alle famiglie rimaste indietro, soprattutto per sostenere la crescita e l'istruzione dei figli. Meno della metà ha finito le scuole medie inferiori (il 44,7%) e oltre il 70% non ha ricevuto una formazione specifica per la cura della persona.

 

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di Felice Massimo de Falco
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