Istruzione e lavoro / Lavoro

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Lavoro a nero e disoccupazioni flagellano il Mezzogiorno

Istat: un giovane su cinque non studia e non lavora

Triplicati gli stranieri rispetto al 2001

Istat: un giovane su cinque non studia e non lavora
19/01/2011, 17:01

C'è almeno un dato grazie al quale, il nostro paese, gode di un assoluto prima europeo: la disoccupazione giovanile. Secondo le ultime rilevazioni fornite dall'Istat, infatti, in Italia i giovani "non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un'attività lavorativa, sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni, la quota più elevata a livello europeo".  In altri termini, un ragazzo su cinque è sospeso in un limbo perpetuo e psicologicamente debilitante.
Tuttavia la situazione diventa ancora meno confortante se si guarda in particolare all'occupazione femminile: secondo l'Istat, solo il 53,6% delle italiane ha un lavoro (in pratica poco più della metà di quelle in età occupazionale). Dati allarmanti, riferiti al 2009, parlano poi di una disoccupazione cronica e "rassegnata" che interessa il 45% dei senzalavoro. Se si considerano tutti e 27 i paesi dell'Unione Europea e coloro che cercano un impiego da oltre un anno, il Bel Paese si posiziona tra le primissime posizioni nella classifica dei peggiori.

LAVORO A NERO
Gli episodi di lavoro irregolare che sono stati monitorati sono pari al 12%; al 20 se si considera il Mezzogiorno ed al 25 se si guarda al Sud ed in particolare al settore agricolo. La regione con la maglia nera è la Calabria (con un irraggiungibile 26% di lavoratori irregolari). Sono in prevalenza immigrati clandestini e non e giovani italiani sotto i trent'anni coloro che subiscono un regime di semi-schiavitù e vedono il pagamento dei contributi previdenziali come un miraggio. 

ISTRUZIONE 
Il 24% della popolazione non ha frequentato le scuole medie superiori. A livello dell'Europa 27, invece, la percentuale sale al 27,9% a dispetto di un livello occupazionale leggermente più alto. In particolare nel meridione, fioccano i dipolomati ed i laureati disoccupati; come ennesima dimostrazione di un sistema accademico-scolastico squilibrato e quasi completamente scollegato con il mondo del lavoro.

CITTADINI STRANIERI TRIPLICATI DAL 2001
Gli immigrati, rispetto al 2001, sono addirittura triplicati di numero; arrivando a raggiungere i 4,2 milioni (considerando però solo quelli iscritti all'anagrafe). Considerando gli stranieri registrati, pari al 7% della popolazione totale, si intuisce agevolmente che il numero degli extracomunitari dovrebbe raggiungere i 10 milioni circa.

CONSIDERAZIONI
I dati riferiti all'Italia e in particolare ai giovani che popolano l'Italia, sono decisamente eloquenti: se si considera ad esempio che in India sono di più i bambini intellettivamente superdotati rispetto al totale dei bimbi americani e, a tale dato, si allegano le ultime rilevazioni anti-giovani fornite dall'Istat, si comprende come lo Stivale e l'intero occidente siano del tutto impreparati ad affrontare non solo il domani ma finanche l'oggi.
Gli spazi per le nuove generazioni si riducono esponenzialmente di anno in anno e, le classi dirigenti ottuagenarie, si limitano a difendere con le unghie e le dentiere i propri privilegi d'anzianità. Al contempo, un sistema d'istruzione vecchio, nozionistico ed assolutamente inadatto a preparare gli studenti al dinamico mondo globalizzato, partorisce milioni di diplomati e laureati abituati a ragionare come automi pre-programmati e destinati a sopravvivere tra frustrazioni e sogni di grandezza infranti.
C'è solo da chiedersi quanto tempo ancora il tessuto sociale sarà in grado di sostenere determinati strappi. Dati i segnali, probabilmente il tempo sta per scadere e, ciò che verrà dopo, è difficile ipotizzarlo con certezza.  

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di Germano Milite
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