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L' ISPAT (Investment Support and promotion Agency of Turkey) in SMS Engineering‏


L' ISPAT (Investment Support and promotion Agency of Turkey) in SMS Engineering‏
29/11/2010, 19:11

Oggi, lunedì 29 novembre 2010, il Dott. Angelo Iaselli, Rappresentante dell’ ISPAT (Repubblic of Turkey Prime Ministry) ha visitato la sede partenopea della SMS Engineering al fine di valutare con il responsabile dell’ Internazionalizzazione, ing. Massimiliano Canestro, le modalità di investimento e di apertura di nuovi insediamenti per le PMI Campane in Turchia. Ha partecipato ai lavori anche Alfonso Tornatore in rappresentanza della BIT4ID.

In Italia l’economia industriale si è sviluppata in funzione ed attorno al fenomeno delle PMI. L’insufficienza del capitale a disposizione delle PMI e la eccessiva frammentazione del tessuto produttivo richiedono la valutazione di nuove occasioni di sviluppo, nelle quali il profitto sia ripartito equamente fra imprenditori, azionisti, finanziatori e fisco in una visione di assemblaggio strategico. Dopo la nascita a Bruxelles nel novembre 2006 del "Made in for Transparency", la produzione del Made in Italy non può essere delocalizzata; pertanto la principale sfida è il riposizionamento competitivo verso settori e produzioni a maggior valore aggiunto e, se possibile, a più elevato contenuto tecnologico. Un modello competitivo per una via italiana alla globalizzazione potrebbe essere il passaggio da una situazione in cui i fondamenti della competitività stavano nella macchina produttiva ad un’altra in cui sono imprese terze a giocare una parte fondamentale per ricostruire le basi di una nuova competitività, basata su reti commerciali e su punti vendita e mirata alla penetrazione ed al radicamento sui mercati esteri.
Infatti il problema non è la produzione, anche se realizzata da miriadi di piccole imprese, ma proprio la mancanza del mercato, che diventa ancora più difficile da superare per chi non è in grado di conseguire una massa critica interessante per un buon distributore di un Paese estero. Il processo di apertura dei mercati costituisce una sfida profonda ma al tempo stesso un’opportunità di trasformazione; il solo contenimento dei costi di produzione o della manodopera non è una soluzione all’esigenza di presidiare i mercati strategici: bisogna costituire delle piattaforme competitive per poter meglio resistere alla concorrenza straniera e raccogliere le opportunità offerte dalla crescente integrazione dei mercati. Una delle soluzioni (sistematica ed in alcuni settori strutturale) potrebbe essere quella di sollevare le piccole imprese dal lavoro di penetrazione dei mercati, delegando questa attività a grandi strutture, così come è avvenuto all'Estero anche con riferimento alla responsabilità sociale dell'impresa. Questo lavoro potrebbe essere svolto da società commerciali indipendenti (trading o centrali di vendita) che acquisterebbero dai produttori italiani e venderebbero i prodotti Made in Italy sui mercati esteri. Chiaramente il lavoro sarebbe impostato caso per caso su basi contrattuali e legate ai variegati settori delle imprese interessate.

Queste società, gestite da manager indipendenti, consentirebbero di delocalizzare la funzione commerciale (che manca alle PMI) e non il sistema produttivo esistente, con vantaggi anche per il dialogo con le parti sociali. Con la massima trasparenza nei confronti del Fisco, queste piattaforme competitive potrebbero essere allocate nei Paesi cd virtuosi, che offrono ancora aliquote di tassazione intorno al 10% per generare autofinanziamento (allo stato attuale sono nati consorzi o alleanze limitate alla comunicazione nei settori: alimentare, abbigliamento, accessori nautici, arredamento).
Questo tipo di internazionalizzazione non impoverirà il nostro tessuto economico ed imprenditoriale, ma lo trasformerà in modo simile a quanto è accaduto e tuttora avviene in Paesi di più lunga tradizione industriale; inoltre, apporterebbe indirettamente cultura specialistica alle PMI ed ai loro consulenti. La cultura d'impresa assume oggi un ruolo fondamentale se intesa come saper agire per competere nel futuro, piuttosto che come saper sfruttare al meglio la propria tradizione e storia.

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di Redazione
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