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Le tute blu di Pomigliano d'Arco rischiano il licenziamento

La rivolta dei "cipputi": gli operai Fiat da Napolitano


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La rivolta dei 'cipputi': gli operai Fiat da Napolitano
23/12/2009, 13:12

ROMA – La vertenza che riguarda lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, comune della provincia di Napoli, sbarca a Roma. Ieri una delegazione di operai FIAT dello stabilimento “G. Vico” di Pomigliano d’Arco, in rappresentanza dei 93 lavoratori in lotta in queste settimane per richiedere la continuità del posto di lavoro, è stata ricevuta dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. I lavoratori, accompagnati dal consigliere regionale della Campania Michele Caiazzo del Pd e dal segretario regionale Cgil, Federico Libertino, hanno illustrato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le ragioni della loro protesta e gli hanno chiesto di farsi loro portavoce, presso i vertici della Fiat ed il governo, affinché, nell’ambito del piano di rilancio del gruppo industriale, trovi positiva soluzione la vertenza occupazionale.
Si tratta di 93 lavoratori provenienti dalla ex “Dhl automotive”, i cui contratti sono in scadenza, per 42 di loro, il 31 dicembre 2009, per gli altri 51 a fine marzo 2010. Provenienti da contratti di lavoro interinale avviati da marzo a giugno 2006, nell’ottobre del 2007 furono assunti direttamente dalla DHL. Ad alcuni fu applicato il contratto di apprendistato (sono i 51 contratti in scadenza a fine marzo 2010); per gli altri, causa l’età, si optò per il contratto a termine di durata annuale prorogato da FIAT - nel frattempo subentrata alla “Dhl auto motive” -, con lettera individuale, da marzo 2009 a dicembre 2009. Alcuni dei suddetti contratti furono stipulati dai ragazzi in seguito al pensionamento del genitore: in cambio dell’assunzione del figlio, il dipendente pensionando rinunciava all’incentivo economico per l’esodo. Già la “Dhl automotive” nello stipulare le due tipologie differenti di contratto confermava anche per i lavoratori assunti con contratti a termine “di applicare l’accordo Fiat in tema di apprendistato in materia di stabilizzazione”. Con il passaggio dei lavoratori dalla “Dhl auto motive” alla FIAT, quest’ultima sembra non volere rispettare gli accordi predetti, nei quali pur era subentrata. Tuttavia la stessa azienda ha proceduto appena quattro mesi fa (agosto 2009) all’assunzione di 350 lavoratori provenienti da contratti di apprendistato stipulati dalla Fiat e con una anzianità di circa due anni. I lavoratori sono in lotta per chiedere alla Fiat di onorare l’impegno preso a suo tempo sia dalla “Dhl auto motive”, che dalla subentrante Fiat e vedere così stabilizzato il proprio lavoro.
Guarda il video allegato all’articolo ed ascolta le parole rilasciate da Michele Caiazzo, in esclusiva a “Julienews”, durante un collegamento telefonico.

Inoltre, sulla vicenda è intervenuto pure il consigliere provinciale di Rifondazione comunista, Tommaso Sodano: “Impensabile che lo stabilimento di Pomigliano vada avanti solo con la produzione della Panda. Dall’incontro di Palazzo Chigi sul caso Fiat non giungono buone notizie né per i lavoratori di Termini Imerese, né per quelli di Pomigliano d’Arco. Per lo stabilimento vesuviano la casa automobilistica torinese starebbe pensando di chiudere il ciclo produttivo delle Alfa, destinando ad esso la produzione della nuova Fiat Panda. Fiat continua a propinare proposte aleatorie, nonostante i grandi sacrifici dei lavori, in primis la cassa integrazione che va avanti da mesi, che richiederebbero tutt’altre politiche. Mi rimane davvero difficile pensare che uno stabilimento come Pomigliano riesca ad andare avanti solo producendo la Fiat Panda e chiudendo con la storica produzione delle Alfa”.

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di Redazione
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