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La UIL spiega i problemi delle "Atipiche" napoletane


La UIL spiega i problemi delle 'Atipiche' napoletane
14/07/2009, 17:07

La loro età oscilla tra i 28 ed i 35 anni, sono per lo più diplomate (77%) e laureate (17%), lavorano con un contratto di tipo interinale (lavoro a somministrazione 63%) e la loro scolarizzazione e formazione medio alta non sempre coincide con le dequalificanti mansioni che sono costrette a svolgere: è questo l’identikit della lavoratrice atipica napoletana, è questo il risultato portato alla luce dal progetto OBIETTIVO LAVORO STABILE promosso dalla UIL Campania in collaborazione col Ministero del Lavoro e presentato stamane nella sede del Sindacato di Piazzetta Immacolatella.
Un quadro a tinte fosche quello delineato dall’indagine condotta nei Call center di Napoli e provincia, su 160 donne intervistate la maggior parte sono insoddisfatte del proprio lavoro, della retribuzione e del contratto a cui sono sottoposte.
Secondo le interviste effettuate le lavoratrici sottoposte alla flessibilità contrattuale sono fortemente incerte del proprio futuro (91%) hanno quasi tutte la certezza di perdere il posto di lavoro o di non vedersi il contratto rinnovato.
Reddito incerto e insoddisfacente, quindi, che porta le donne a scegliere di stare ancora in famiglia (68%) o di non avere figli (67%).
La maggior parte di queste donne non ha di certo scelto il contratto atipico (88%) e vorrebbe per il proprio futuro un lavoro stabile e più remunerativo (65%).
Grazie alla ricerca e ad un dettagliato report dello Sportello, attivato per promuovere azioni di sviluppo e sostegno alle professionalità femminile atipica, si sono messi in evidenza i “limiti” ancora esistenti per le donne in questo lavoro: la forte differenza di genere nell’accesso, nell’apprendimento e nell’uso delle nuove tecnologie informatiche; una percezione stereotipata del ruolo sociale ed occupazionale della donna, considerata più adatta a delle mansioni piuttosto che a delle altre; delle scelte scolastiche e formative sbagliate fino all’organizzazione del lavoro ancora marcatamente “al maschile” (vedi orari prolungati) e alla più alta percentuale di uomini all’interno delle strutture decisionali.
“Nel mondo del lavoro atipico c’è bisogno di formazione, incentivi e controlli, afferma Anna Rea, segretario generale della UIL Campania, soprattutto per le donne che sono sottoposte a questa tipologia contrattuale sia sul territorio nazionale che nelle regioni meridionali. La formazione serve per aggiornare e per accrescere le capacità delle donne-lavoratrici, gli incentivi per qualificarne e valorizzarne maggiormente il loro operato nelle realtà produttive ed i controlli affinché le aziende non eludano le regole. Hanno partecipato al dibattito: Luciana Del Fico, segretaria regionale UIL Campania (politiche sociali) Isabella Bonfiglio, responsabile del Progetto Lavoro Stabile, Carla D’Addio, psicologa, Luciano Calemme, segretario CPO –UIL Campania ed Anna Rea, segretario generale della UIL di Napoli e Campania.

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di Redazione
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