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Lettera di un'alunna in risposta agli attacchi al Liceo Sannazzaro


Lettera di un'alunna in risposta agli attacchi al Liceo Sannazzaro
15/11/2013, 12:02

NAPOLI - Egregio direttore, sono una ragazza del quarto anno e vorrei testimoniare la rabbia di tutti gli studenti di detto liceo per le calunnie subite in questi ultimi giorni. 
Ci sentiamo offesi in primo luogo dall’impunito  “Bin Laden” della creolina, che ha proibito il regolare svolgersi delle lezioni. Quando una scuola,o qualsiasi altro nucleo culturale, subisce un attacco, è lo Stato intero che ne risente. E’ lo Stato intero che deve sentirsi offeso. Perché è stata ferita la sua cultura, il suo futuro. Invece il maggior organo di informazione locale, sotto le vesti di Maurizio De Giovanni, ci ha deriso, umiliandoci profondamente come studenti e come persone.  
Lo stessi che avrebbe dovuto perlomeno ascoltarci, ci ha paragonato a dei terroristi di Al Quaeda, uniformando tutti noi al predetto Bin Laden. Visto che non è stato ritenuto da lui opportuno ascoltare il nostro punto di vista, lo invito formalmente presso il nostro glorioso istituto  ad un civile dibattito sull’importanza della  buona informazione e sulle conseguenze che possono creare delle notizie parziali e distorte.
Isterismo collettivo:  ma il Signor De Giovanni, avendo frequentato un buon istituto classico, sa bene che  l’isterismo è una forma di nevrosi e quindi una malattia patologica, ma ormai, non si fa proprio più caso all’uso appropriato della terminologia.
Ed ecco cosa ho visto io il giorno dopo “l’attentato”. Ci siamo riuniti tutti fuori scuola, avendo apprezzato fortemente la tenacia del team genitori-insegnanti e il personale ATA, ai quali porgo i miei ringraziamenti e quelli  di tutti i miei compagni. Questi  il giorno prima si erano prestati a ripulire il nostro istituto per renderlo nuovamente agibile, cosa che in altri scuole del Vomero si è dilungata per diversi giorni.
Perché questa fretta? Per dimostrare al Bin Laden che il Sannazaro sa reagire con fermezza.
Le autorità ci hanno assicurato l’agibilità dell’istituto, e ci siamo fidati, in tanti, ed in tanti siamo entrati, proprio per non saltare quel famigerato compito di greco o di matematica.
Ma nel Sannazaro persisteva, incombente ed acre, il fetore di creolina, nonostante gli sforzi suddetti. Dopo la prima ora, l’aria era divenuta intollerabile. Un mio compagno ha vomitato, un’altra da nove in pagella e sicuramente non intimorita da un eventuale ed inesistente compito, è sbiancata in viso. Abbiamo sentito la necessità di recarci in cortile, nonostante il freddo, dove casualmente quasi tutte le classi si erano riunite. Ho visto ragazzi del primo anno piangere perché i genitori, impegnati al lavoro, non avevano la possibilità di venirli a prendere, mentre i rappresentanti si rincorrevano tra di loro, non sapendo come agire in simili circostanze. Sensi di nausea, giramenti di testa, sicuramente molta paura.  Un ragazzino era piegato su se stesso con un cappuccio in testa e quando mi sono avvicinata, mi ha spiegato con occhi rossi che non si sentiva bene. Molti erano i professori che ci hanno raggiunto in cortile, isterici anche loro?
Ho visto l’ambulanza, il personale medico. Eppure, non ho visto nessun giornalista.
Di chi è stata la colpa? Dell’asl, dei vigili del fuoco, della preside, dei professori o di noi ragazzi.
Io non lo so, ma credo fortemente nella buona fede di tutti loro, che hanno il dovere di tutelare la nostra salute.
Questo è stato il primo “bivacco scolastico” della “settimana franca” a cui allude il nostro novello Cicerone, che con pungente ed inappropriata ironia ci ha apostrofato dinanzi all’opinione pubblica come greggi di pecore che  tornano alle stalle e come un’allegra brigata di miniterroristi.
Ho letto attentamente in classe il suo articolo e alla parola terrorista mi è venuto spontaneo alzare lo sguardo verso i miei compagni, ed uno di loro ha esclamato: “Noi siamo quattro pesci, che non sappiamo neanche accendere un tric trac…”
Forse il Signor De Giovanni ignora il fatto che nessuno di noi ha idea di chi possa essere stato a profanare la nostra scuola, ma, dato che sembra aver individuato con certezza il colpevole in uno degli studenti, lo invitiamo formalmente a denunciare il tutto agli organi competenti e noi ci costituiremo parte civile.
Siamo orgogliosi del nostro istituto e non riteniamo che il sabotatore abbia le stimmate del leader, perché il leader dà innanzitutto l’esempio.
Offendere gli studenti vuol dire offendere il futuro, e senza futuro il nostro Paese va alla deriva.
E allora non ci resterà altro che “buttarci” in politica, dove il Signor De Giovanni farà senz’altro compagnia, data la sua brillante ironia,  a qualche politico barzellettaro, da cui noi del Sannazaro non ci sentiamo rappresentati.

Valentina Bonavolontà

 

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di Redazione
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