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L’impatto socio-economico di Coca-Cola in Italia: crescita e vitalità per l’economia


L’impatto socio-economico di Coca-Cola in Italia: crescita e vitalità per l’economia
11/06/2012, 15:06

Coca-Cola1, settima impresa per dimensione nel settore dei prodotti alimentari e delle bevande in Italia, ha presentato oggi lo studio del proprio impatto sull’economia nazionale durante una conferenza a cui hanno preso parte Ethan B. Kapstein, autore della ricerca e Professore di Economia Politica presso l’INSEAD (Institut Européen d’Administration des affaires), Salvatore Gabola, Direttore Generale degli Affari Pubblici per l'Europa di The Coca-Cola Company e Alessandro Magnoni, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne di Coca-Cola HBC Italia.

Lo studio analizza l’impatto del “mondo Coca-Cola” in Italia, paese in cui opera dal 1927. I risultati distinguono gli impatti diretti, riconducibili alle aziende Coca-Cola, e indiretti, riconducibili ai partner commerciali nella sua supply chain (dalla produzione agricola, ai fornitori, alla distribuzione dei prodotti). I dati sono presentati in termini di valore aggiunto, definito come reddito delle famiglie, imposte versate e profitti delle imprese, e di occupazione creata.

Le bevande a marchio Coca-Cola, spesso considerate dai consumatori come provenienti da un’unica impresa multinazionale con sede ad Atlanta (USA), sono in realtà prodotte in diversi paesi ad opera di società di imbottigliamento locali che acquistano i concentrati direttamente da The Coca-Cola Company. Le società di imbottigliamento creano posti di lavoro, sostengono l’occupazione e generano redditi ed entrate fiscali in tutti i settori dell’economia, grazie all’acquisto di beni e servizi e alla vendita dei propri prodotti, attraverso una capillare rete distributiva.

“Nel processo di produzione, confezionamento, promozione e distribuzione dei suoi prodotti al cliente finale, Coca-Cola agisce quindi come un’impresa prevalentemente locale, stimolando l’attività economica lungo l’intera catena del valore” ha dichiarato il Prof. Kapstein. “Il suo operato esercita un effetto di sostegno sia sulle imprese a monte sia su quelle a valle. Tali imprese generano, a loro volta, redditi ed entrate fiscali, sviluppando in questo modo l’attività economica all’interno delle loro rispettive catene del valore”.

In particolare, in base ai dati dell’esercizio 2010, dall’analisi emerge che la supply chain Coca-Cola immette nell’economia italiana un valore aggiunto pari a 3.163 milioni di euro (equivalente allo 0,21% del PIL); di questo il 40%, pari a circa 1.251 milioni di euro, è versato sotto forma di tasse allo Stato (lo 0,37% del totale delle entrate fiscali in Italia).

Coca-Cola impiega direttamente 3.300 dipendenti mentre l’impatto occupazionale diretto e indiretto è pari a circa 45.300 posti di lavoro (equivalente allo 0,18% della forza lavoro totale a livello nazionale). In pratica ad ogni posto di lavoro diretto corrispondono 13 posti di lavoro indiretti all’interno dell’economia italiana.

Il consumo totale dei prodotti a marchio Coca-Cola in Italia equivale a 3.751 milioni di euro di cui 411 milioni rappresentano l’IVA (inclusa nei prezzi al consumo), 244 milioni il margine off-trade (GD e GDO), 2.012 milioni il margine on-trade (HORECA) e 1.084 milioni il fatturato Coca-Cola HBC Italia. Nel dettaglio, prendendo in esame il valore aggiunto per settore, lo studio evidenzia che il solo canale HORECA ricava dalla vendita di prodotti a marchio Coca-Cola un valore aggiunto di oltre 1,5 miliardi.

Lo stesso modello utilizzato ai fini dell’analisi è stato adottato anche per misurare quale sarebbe l’impatto socio-economico di Coca-Cola nell’ipotesi in cui la produzione domestica fosse sostituita da prodotti importati con un utilizzo, a livello locale, unicamente dei canali distributivi.
In tale ipotetico scenario, l’economia italiana andrebbe incontro a una perdita di 221 milioni di euro in valore aggiunto e di quasi 3.500 posti di lavoro.

1 In Italia Coca-Cola, con un giro d’affari per il 2010 di oltre 1200 milioni di euro, è presente con tre società:

§ Coca-Cola Italia: responsabile del marketing strategico, gestione del marchio, del packaging, della promozione rivolta ai consumatori, della pubblicità e delle ricerche di mercato. Nel 2010 impiegava 100 dipendenti e sosteneva spese per 77 milioni di euro;
§ Coca-Cola HBC Italia: il maggior imbottigliatore in Italia, dove opera dal 1995. Si occupa del merchandising dei prodotti, della relazione con i clienti, dell’implementazione delle promozioni, delle attività inerenti i temi di Responsabilità Sociale d’Impresa e della distribuzione dei prodotti in tutta Italia ad esclusione della Sicilia. Coca-Cola HBC Italia acquista i concentrati, le basi e gli sciroppi da The Coca-Cola Company, confeziona il prodotto all’interno di 7 impianti di imbottigliamento distribuiti capillarmente in tutta Italia e li veicola a circa 118.000 clienti attraverso 3 magazzini. Nel 2006, insieme a Coca-Cola Italia, entra nel settore delle acque minerali acquisendo il produttore Fonti del Vulture.
Nel 2010 Coca-Cola HBC Italia impiegava 3.200 dipendenti e registrava un fatturato netto pari a 1.123 milioni di euro.
§ Sibeg: società di imbottigliamento indipendente che acquista anch’essa i concentrati, le basi e gli sciroppi da The Coca-Cola Company per produrre e distribuire le bevande in Sicilia. Nel 2010 impiegava 257 dipendenti (di cui 64 promoter) e registrava ricavi per 113 milioni di euro.
Sibeg non è inclusa nell’analisi oggetto dello studio presentato.

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di Redazione
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