Istruzione e lavoro / Università

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In calo le iscrizioni. Aumenta il divario Sud-Nord

L’università? In Italia ha perso appeal

Tra le cause principali “i costi” e il “dramma lavoro”

L’università? In Italia ha perso appeal
07/03/2011, 19:03

ROMA – Caro studio quanto mi costi. E per questo meno matricole e meno laureati in Italia: principalmente perché studiare è diventata una spesa economica non indifferente. Ma non solo. Triste constatazione dunque: l’università pubblica italiana arretra e tutte le facoltà perdono iscrizioni. Mantengono invece un buon livello gli indirizzi scientifici, mentre, ovviamente, aumenta il divario tra le due parti dello Stivale e quindi il Sud e il Centro Italia ne risentono più del Nord. A fotografare il poco confortante scenario dell’istruzione superiore in Italia sono due rapporti: uno realizzato dal Cun (Consiglio universitario nazionale), l’altro elaborato dal consorzio Almalaurea, entrambi presentati oggi nella sede della Crui. Sul banco degli imputati certamente c’è la crisi economica: per molte famiglie, infatti, mantenere un figlio all’università rappresenta un costo insostenibile, ma non è solo questo. “Manca una efficace politica di orientamento nelle scuole superiori, che sventi il rischio di avere una massa di giovani di serie B rispetto agli altri Paesi” ha spiegato a riguardo il presidente del Cun, Andrea Lenzi, puntando l’indice anche contro una campagna mediatica che non ha giovato al settore (si continua a dire troppi laureati, non trovano lavoro ecc...). E sicuramente gli investimenti in istruzione non fanno onore al nostro Paese. Insomma, per dirla con le parole del rettore della Sapienza, Luigi Frati, presente stamani in Crui, “si brucia il futuro dei giovani e del Paese se si continua a investire in comunità montane inutili piuttosto che in istruzione e ricerca”. E proprio per quanto riguarda il settore della ricerca è d’obbligo il riferimento al monito del presidente della Repubblica che auspica “tagli che non siano fatti con il machete” e allo stesso tempo “maggiori e coraggiosi investimenti” proprio nella ricerca e nel suo sviluppo, “futuro del Paese”. Non è da sottovalutare inoltre il dramma degli sbocchi lavorativi. A quattro anni dalla laurea oggigiorno l’unica possibilità di lavoro sembra essere il call center. Una volta, insomma, fino a non troppi anni fa, chi aveva una laurea poteva ambire a un posto di lavoro assicurato: le famiglie facevano il loro investimento, anche con alcuni sacrifici, i ragazzi si impegnavano a portare a termine il loro percorso di studi. Con la fondata speranza che tutto quello che si investiva sarebbe molto presto tornato nelle loro tasche. Ma oggi invece non è più così. Quali che siano le cause, sta di fatto che l’università perde sempre di più. Lo dimostra il fatto che pur essendo aumentati i diplomati delle scuole superiori (+0,9% nel 2010, si sono iscritti in meno all’università: il 62%, contro il 66% del 2009, il 65% nel 2008 e il 68% nel 2007.

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di Antonio Formisano
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