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Per ora nessuno spostamento del quartiere generale

Marchionne alla resa dei conti:"L'Italia cambi atteggiamento"

L'ad Fiat rinvigorito dal clamoroso successo negli Usa

Marchionne alla resa dei conti:'L'Italia cambi atteggiamento'
05/06/2011, 19:06

VENEZIA - Sergio Marchionne arriva a Venezia fiaccato (nemmeno troppo) dal jet leg ma parecchio rinvigorito dalla grande festa celebrativa di venerdì scorso; quando gli operai di Toledo, Ohio, insieme al presidente Barack Obama, lo hanno ringraziato entusiasti per aver salvato la Chrysler dal tracollo e, come ciliegina sulla torta, per aver restituito il prestito ottenuto dal governo americano addirittura prima del tempo.
In più, come si legge anche sul Sole 24 ore in un articolo firmato da Gerardo Pelosi, il giorno prima della stretta di mano con Obama, Marchionne avrebbe offerto 125 milioni di dollari al Governo canadese per la quota, pari all'1,7%, detenuta dall'esecutivo di Ottawa in Chrysler. La prima riflessione che è venuta in mente all'ad della Fiat, è stata dunque semplice: in America la sfida è stata vinta grazie al collaborazionismo  tra imprenditoria, governo, sindacati e lavoratori (senza che gli ultimi due gruppi pretendessero di fare politica all'interno dell'azienda). Come mai lo stesso non è possibile anche in Italia? Paradossi del Bel (ed ingessato) paese? Per il numero uno del Lingotto, per creare un "miracolo Chrysler" anche nello Stivale, occorre che cambino alcune "condizioni" e l'atteggiamento generale del paese. Con riferimento per nulla casuale agli attacchi continui di Fiom e Cgil, Marchionne ha poi sottolienato che in America "la gente ringraziava per quello che è stato fatto invece di insultare, io comunque non voglio essere ringraziato".
Ma la critica dell'ad tenta di andare oltre i tradizionali obiettivi (sindacati e lavoratori) e si rivolge, in maniera più generale, all'intero sistema paese: il Italia il mercato stenta a decollare perché "il tubo degli incentivi si è svuotato, la domanda è arrivata a livelli naturali, 1 milione e 750mila-1 milione 800mila; in pratica i livelli del 1996. Abbiamo smesso di drogare il sistema e abbiamo visto dove siamo arrivati".

NESSUN TRASFERIMENTO (PER ORA)
Inutile legare, inoltre, la grande tensione creata dalle continue "voci" che parlano (minacciano?) un possibile abbandono dell'Italia da parte della Fiat. Il nodo sembra però trovarsi tutto sulla corporate governance:"dobbiamo considerare - dice Marchionne - che abbiamo un'entità negli Usa che produce più automobili di quante Fiat ne produce nel resto del mondo. Dobbiamo trovare una soluzione". Tuttavia la fusione Fiat-Chrysler "non è una priorità quest'anno, così come il trasferimento del quartiere generale".
Insomma: la musica non sembra essere cambiata granché dall'inizio dell'autentica battaglia tra la multinazionale torinese, i sindacati e parte del governo. e degli operai Una cosa appare però certa (e condivisibile): l'ad non intende ascoltare la richiesta di concertazione e quindi di politicizzazione della gestione aziendale avanzata dal Pd, dalla Cgil e da Confindustria. Il progetto "Fabbrica Italia", per il quale dovrebbero essere stanziati ben 20 miliardi, nella mente di Marchionne deve essere totalmente slegato da ogni influenza politica e sindacale; specialmente se proveniente dalla sinistra massimalista.
Nel frattempo, comunque, l'Italia ancora una volta si spacca ed annaspa nel pericoloso mare dell'immobilismo.

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di Germano Milite
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