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No alla depenalizzazione delle vendite piramidali

Univendita si appella alla politica:difendiamo i consumatori

No alla depenalizzazione delle vendite piramidali
05/08/2013, 10:06

No alla depenalizzazione delle vendite piramidali: è la richiesta espressa da Univendita, Unione italiana vendita diretta, in una lettera indirizzata a Governo e Parlamento, dal presidente del Consiglio Enrico Letta al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, dai presidenti delle commissioni Giustizia ai responsabili tematici dei partiti. L'Associazione, che rappresenta le maggiori imprese che operano nella vendita diretta a domicilio, critica la misura contenuta nel disegno di legge delega per riformare il sistema sanzionatorio, che depenalizza la realizzazione e la promozione di vendite piramidali, giochi e catene di Sant'Antonio. Tutti reati oggi punibili con la reclusione da sei mesi a un anno o con un'ammenda da 100mila a 600mila euro, che invece - se il disegno di legge dovesse essere approvato così com'è - verrebbero declassati a illeciti amministrativi sanzionabili con il pagamento di una somma compresa tra 300 e 15mila euro. Il disegno di legge è stato già approvato dalla commissione Giustizia del Senato, ed è in questi giorni all'esame dell'Aula per concludere il suo primo passaggio parlamentare. Per diventare legge, dovrà passare anche al vaglio della Camera, prima in commissione e poi in Assemblea. 
«Depenalizzare questo reato - afferma Daniele Pirola, segretario generale di Univendita - equivale a indebolire la tutela del consumatore nei confronti delle vendite piramidali, rappresentata dall'articolo 7 della legge 173/2005. Bisogna considerare, infatti, la natura particolarmente insidiosa e subdola di queste pratiche, per cui trascorrono lunghi periodi, anche anni, prima che gli inquirenti riescano a individuare un sistema piramidale. E questo tempo è sufficiente per gli organizzatori ad accumulare notevoli guadagni, nell'ordine di qualche milione di euro». 
Univendita, pur concordando con il principio generale alla base del DDl, che intende trasformare taluni reati per cui è prevista la detenzione in illeciti amministrativi, ritiene che le vendite piramidali non siano da includere nel provvedimento. La previsione delle pene attuali, stabilite dalla legge n. 173/2005, infatti, nasce un'approfondita riflessione da parte del Legislatore, perché negli anni che precedettero l'approvazione del provvedimento si verificarono due casi molto gravi (Tucker e Alpha Club) di cosiddette vendite piramidali che ebbero un notevole impatto negativo sui consumatori suscitando grande allarme sociale e un forte interesse mediatico. «Ci piace sottolineare come, dall'approvazione della legge 173, testo fortemente appoggiato dalle associazioni dei consumatori, non si siano più verificati fenomeni di così ampia rilevanza - commenta Pirola -, è quindi evidente che la severità delle pene costituisca un deterrente efficace contro questi fenomeni illeciti».
Le disposizioni della legge 173 per la vendita diretta a domicilio sono in linea con le normative europee, tanto che la direttiva 2005/29/EC relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno vieta di avviare, gestire o promuovere un sistema di promozione a carattere piramidale nel quale il consumatore fornisce un contributo in cambio della possibilità di ricevere un corrispettivo derivante principalmente dall'entrata di altri consumatori nel sistema piuttosto che dalla vendita o dal consumo di prodotti. «Ricordo che l'importo massimo delle sanzioni in materia di pratiche commerciali sleali che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato può comminare è stato recentemente elevato fino a 5 milioni di euro - conclude Pirola -. Il ddl in oggetto invece va in direzione opposta, allentando le misure repressive per questo odioso fenomeno». 
Univendita, dalla sua nascita, nel 2010, si è dotata di una Carta dei Valori per promuovere un sistema etico riconosciuto e applicato da tutti i soci e di un "Codice Etico" con lo scopo di garantire che le attività di vendita diretta delle imprese associate e di tutti i loro incaricati si svolgano nel rispetto delle libertà fondamentali e della dignità delle persone, nella tutela dei diritti dei consumatori e per diffondere nel settore della vendita diretta comportamenti etici e sostenibili.

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di Redazione
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