Istruzione e lavoro / Scuola

Commenta Stampa

Orali maturità: ecco come vincere la paura del colloquio

Risponde Roberto Re, mental coach

Orali maturità: ecco come vincere la paura del colloquio
26/06/2013, 15:04

MILANO – Non è il quizzone a intimorire davvero gli studenti italiani alle prese con gli esami di maturità. A farlo pare essere, invece, il colloquio orale. Gli oltre 491.000 studenti che in questi giorni hanno affrontato le prove scritte, in ultimo il test che sonda la preparazione generale con domande su cinque materie, sono terrorizzati all’idea di dover affrontare la commissione e di dover parlare in pubblico. Non occorre essere manager, dunque, per affrontare un pubblico e imparare ad esprimersi in maniera efficace. “Oggi anche per un giovane di 18 anni è importante imparare a gestire le proprie emozioni trasmettendo nel migliore dei modi la preparazione scolastica”, spiega Roberto Re, mental coach di manager e di sportivi come Jessica Rossi, Kristian Ghedina e Isolde Kostner.

Secondo Re, infatti, esistono alcune semplici regole da applicare per superare la paura e l’ansia che una prova così importante nella vita di ognuno, come i primi esami, genera anche nelle persone più sicure: “L’esame di maturità rappresenta la prima vera prova della vita ed è normale avere paura e tensione, si tratta di una reazione naturale del nostro corpo”.

Inizia da oggi la grande abbuffata del ripasso che precede il fatidico giorno in cui la commissione d’esame valuterà lo studente. Essenziale, per arrivare con uno stato d’animo sereno, è, senza ombra di dubbio, esercitarsi nella ripetizione con un pubblico vero (meglio lasciare da parte lo specchio se non nel momento in cui, dopo aver imparato la materia, sarà utile studiare anche la propria postura mentre si parla).

Regola numero uno: Ascoltare bene la domanda. “Aprire bene le orecchie e tenere la bocca un po’ più chiusa è fondamentale per essere un comunicatore efficace. E’ utile per capire esattamente cosa vuole sapere il docente che ha posto la domanda”.

Seconda regola: Imparare a mettersi sulla lunghezza d’onda di chi ci sta di fronte. “Imparare ad adattarci alla persona che abbiamo di fronte è alla base del dialogo. Se siamo di fronte a un insegnante rigido, meglio porsi in maniera formale ma affabile. Se l’insegnante ci accoglie con il sorriso è giusto rispondere e affrontare l’esame con un atteggiamento più ‘confidenziale’ ”.

Regola numero tre: Applicare la ‘teoria dell’iceberg’. “Devo mostrare alla commissione il 10% di ciò che so, indicando subito i passaggi fondamentali che mi permetteranno di argomentare, facendo così capire che sono a conoscenza della materia”.

Regola numero quattro: Essere se stessi. “Mai dare l’idea di colui che sta ragionando su come impostare il tono della risposta prima ancora della risposta stessa. La spontaneità è alla base della credibilità”.

Regola numero cinque: Non alimentare paura e tensione. “Mai focalizzarsi sul malessere che genera la tensione. Cercare di tenere la mente libera e indirizzarla al meglio è la prima cosa per evitare di fare scena muta”.

Regola numero sei: Non proiettare la mente su ciò che non si vuole che accada. “Spesso, di fronte alla paura, si tende a visualizzare a priori qualcosa di negativo. Ciò spesso è solo ed esclusivamente un timore infondato, che ci fa così cadere nel classico errore di presumere un finale negativo prima ancora di iniziare”.

Regola numero sette: ‘Vedersi’ agire al proprio meglio. “E’ giusto concentrarsi e focalizzarsi sulla gestione in positivo dell’interrogazione. Agli studenti, in particolare, consiglio di fare in modo di visualizzare la fine della prova, al momento della stretta di mano della commissione e a quello delle congratulazioni di amici e familiari”.

Regola numero otto: parlare chiaramente. “È sbagliato essere logorroici, è stancante per chi ascolta e fa sorgere il dubbio che lo studente si stia dilungando per evitare domande più specifiche. Al contrario, parlare lentamente e far percepire il ragionamento a monte del discorso, mostra più consapevolezza, quindi capacità organizzativa del colloquio. Ciò infatti presuppone una maggiore consapevolezza e conoscenza della materia”.

Regola numero nove: mantenere un tono di voce adeguato. “Spesso l’agitazione può portare ad un abbassamento o a un innalzamento del tono di voce, non bisogna né sussurrare le risposte né, di contro, urlarle per l’entusiasmo. Sono chiaramente due manifestazioni della tensione nervosa del momento, che sia la chiusura in se stessi o l’eccitazione, ma possono entrambe influenzare la commissione”.

Regola numero dieci: Chi abbiamo di fronte è una persona come noi.Questa è in conclusione la regola fondamentale, che esula dal parlare vero e proprio, ma che influisce su tutte le precedenti. Chi ci interroga è una persona comune, che qualche anno fa, o molto tempo addietro, si è trovato nella nostra stessa situazione”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©