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Un prelievo di sangue dirà la salute del cane e della città

Randagismo: utilizzare i cani come sentinelle dell'ambiente


Randagismo: utilizzare i cani come sentinelle dell'ambiente
17/11/2010, 10:11

NAPOLI – Parte da Napoli e precisamente dal laboratorio di genetica della Facoltà di Medicina Veterinaria diretto da Vincenzo Peretti, una interessante ricerca che vedrà protagonisti i cani randagi della città di Napoli. “I randagi – spiega Peretti - vengono visti molte volte come un peso perle amministrazioni comunali, noi abbiamo pensato di dare a questi “cani sfortunati” un’utilità scientifica e sociale”. Gli animali domestici, in particolare le popolazioni di cani randagi presenti nel territorio della città di Napoli, possono fornire utili informazioni a proposito dei livelli di esposizioni a numerosi inquinanti ambientali e dei potenziali effetti sulla salute umana.
Da questi presupposti è nata l’idea di utilizzare i cani randagi quali sentinelle dell’ambiente urbano con lo scopo di monitorare la salubrità della nostra città.
La fase preliminare prevede uno studio della stabilità del DNA su un campione rappresentativo di cani randagi che tolti dalla strada trovano accoglienza presso i canili della provincia di Napoli. Dopo un controllo sanitario accurato sarà compilata una scheda veterinaria ed effettuato un prelievo di sangue per la realizzazione, presso il Laboratorio di Genetica Veterinaria della Facoltà di Medicina Veterinaria, di test citogenetici.
I test citogenetici consentono di valutare i danni indotti al DNA dall’agente genotossico mediante la rilevazione di aberrazioni cromosomiche e mutazioni geniche.
I principali test citogenetici utilizzati sono,il test delle aberrazioni cromosomiche (AC): stabilisce il numero medio di anomalie (rotture cromosomiche, cromatidiche, gaps e frammenti) per cellula di ogni singolo animale o gruppo di animali e il test dello "scambio intercromatidico" (Sister Chromatid Exchange = SCE): stabilisce il numero medio di SCEs per cellula e per animale.
Quanto più sono numerose le aberrazioni cromosomiche (AC) e gli SCEs, più quel particolare genoma è potenzialmente esposto a mutazioni genetiche.
Secondo il dizionario della lingua italiana monitorare significa “tenere sotto osservazione costante un qualsiasi fenomeno per verificarne l'andamento nel tempo e tenerlo sotto controllo e/o raccogliere sistematicamente dati su di esso”.
Quindi monitorare l’inquinamento ambientale attraverso gli effetti che questo induce sul materiale genetico (DNA) di un campione rappresentativo di esseri viventi è il significato intrinseco del termine biomonitoraggio.
Pertanto il biomonitoraggio non misura il grado di inquinamento ambientale ma valuta la variazione della stabilità del DNA degli organismi viventi, considerati “biomonitors” o sentinelle ambientali.
Monitorare gli animali, significa monitorare l’ambiente dove essi vivono; qualora l’ambiente fosse contaminato da qualsivoglia sostanza ad azione tossica e/o mutagena, gli animali assumerebbero tali contaminanti anche attraverso l’alimentazione. Gli effetti mutageni di tali sostanze si manifestano in danni a livello cromosomico (DNA) aumentando l’instabilità genetica la quale si può tradurre in mutazioni genetiche che spesso sono il primo passo per l’insorgenza di neoplasie o difetti immuno-enzimatici: tanto più alta è tale instabilità, tanto più alto è il rischio di mutazioni.

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di Nando Cirella
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