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Lavoratori costretti a chiamare i carabinieri per firmare

Rifondazione comunista licenzia 42 dipendenti

Il segretario Ferrero si sottrae: " Questione tecnica"

Rifondazione comunista licenzia 42 dipendenti
06/05/2013, 17:58

Roma - Il primo maggio scorso è scaduta la cassa integrazione, ma i dipendenti non ricevendo alcuna comunicazione si sono presentati a lavoro e per registrare la propria presenza hanno dovuto chiamare i Carabinieri. “Nel 2009 ci fu comunicato dal Segretario Paolo Ferrero che il Prc avrebbe fatto tagli orizzontali del 50% su tutte le spese e che quindi il 50% del personale sarebbe stato licenziato da un giorno all’altro. Iniziarono le trattative. Proponemmo contratti di solidarietà e ci furono negati. Proponemmo di mettere a frutto alcune sedi di proprietà del Prc per aprire cooperative o associazioni che fornissero servizi da un lato e reddito dall’altro coinvolgendo anche i territori per iniziare così un processo di trasformazione prima di tutto politica di un partito che ormai era fuori dal parlamento e affrontare con una pratica diversa le contraddizioni aperte dalla gestione che aveva portato a quell’epilogo”. Questa è la storia dei 42 lavoratori del Partito Rifondazione comunista raccontata in una lettera aperta. Si tratta di centralinisti, vigilanti, impiegati amministrativi e giornalisti della Direzione Nazionale di Viale del Policlinico. “In questi tre anni e sette mesi abbiamo chiesto varie volte di avere un confronto serio con Paolo Ferrero e gli altri dirigenti del Prc. Confronto che abbiamo chiesto di nuovo ieri mattina, e al quale di nuovo Ferrero si è sottratto con l’alibi che la questione è tecnica e non politica” , concludono amaramente la missiva. “Eravamo dipendenti di un partito nato per difendere i diritti dei lavoratori, oggi ci ritroviamo a dover chiamare i Carabinieri per difendere i nostri diritti da quello stesso partito”.

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di Felice Massimo de Falco
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