Istruzione e lavoro / Università

Commenta Stampa

Il ministro:"La maggior parte degli studenti sono con me"

Riforma Gelmini, le Università protestano in blocco


Riforma Gelmini, le Università protestano in blocco
18/05/2010, 19:05

Una protesta diffusa e forte che, partendo da Palermo, passa per Catania, Messina, Bari, Napoli, Roma, Firenze e Bologna fino a raggiungere Milano e la Val D'Aosta. La riforma proposta da Mariastella Gelmini pare non convincere non solo gli studenti ma anche buona parte del personale accademico. Docenti e ricercatori, insieme agli addetti amministrativi, hanno infatti occupato numerosi atenei in tutta la penisola e redatto documenti contro la riforma attualmente in discussione al Senato.
Una "precarizzazione selvaggia" denunciata dai tanti ricercatori spesso sfruttati e sottopagati per anni che ha letteralmente bloccato l'attività didattica di numerose univsersità italiane. La protesta, come annunciato dai gruppi studenteschi, continuerà sicuramente fino a sabato 22 e, da domani, è si concretizzerà in una speciale inziativa che, unificando tutte le radio di ateneo, tenterà di portare i temi del ddl Gelmini anche sul web e su ogni organo d'informazione indipendente. Nonostante critiche e vive proteste, però, il ministro dell'Istruzione non s'arrende ed anzi contrattacca:"Il ddl cambia completamente il sistema universitario italiano. Elimina sprechi e privilegi, rivede la governance degli atenei, punta sul merito, apre le porte ai giovani. La stragrande maggioranza degli studenti, come dimostrano le recenti elezioni universitarie, ha voglia di cambiare e non ha nessuna intenzione di seguire chi cerca di strumentalizzarli. Quindi andiamo avanti con il disegno di legge".
In accordo con la Gelimini ci sono praticamente tutti i rappresentanti di centrodestra neoeletti nel C.N.S.U. In prima fila al fianco del ministro c'è infatti Andrea Volpi, capogruppo del centrodestra in Cnsu. Per Volpi, le manifestazioni organizzate in tutto il Bel paese sono solo "ridicole, pretestuose e in alcuni casi anche violente occupazioni organizzate ad arte da una certa parte politica per mantenere lo status quo e l'insieme di privilegi che attanaglia il sistema accademico italiano".
E mentre a Roma si fermano anche Tor Vergata, La Sapienza e Roma tre, ancora una volta tra le varie strumentalizzazioni e verità dette a metà, sfugge la portata reale della riforma e, paradossalmente, l'analisi approfondita ed obiettiva della proposta della Gelmini. Tra gli studenti di destra che approvano acriticamente ogni proposta del governo e i ragazzi di sinistra che si danno alla critica a prescindere, fortunatamente, tenta di trovare la giusta quadra il saggio rettore dell'Università di Bologna Ivano Dionigi che, interpellato dagli "occupanti" e quasi costretto a firmare un documento anti-decreto governativo, ha osservato che il ddl Gelmini "non deve essere respinto, ma emendato".
Che l'intero sistema universitario vada riformato è difatti opinione condivisa in maniera pressochè unanime; il punto, semmai, è correggere le carenze e gli obbrobbri del ddl attualmente in discussione e ricordarsi, in ogni caso, che precarietà e blocco delle carriere accademiche esistono in ambito universitario da molto prima del "regno gelminiano" e che, la precedente e cialtrona opera di riforma, rappresenta la pessima sintesi dei goffi provvedimenti voluti dal centrosinistra e dal centrodestra. Protestare per fare in modo che le cose restino così, quindi, non ha alcun senso e ricorda le sciatte occupazioni di stampo sessantottino che nulla hanno portato e tanti ignoranti hanno fatto laureare per dubbi meriti "politici. Muoversi dunque per proporre soluzioni e non per formare un blocco totale ad acriticamente critico è l'unica soluzione perseguibile. Al di la dei soliti estremismi di una parte e dell'altra, però, pare che qualche studente, qualche rettore e qualche docente abbiano inteso la necessità di una via costruttiva d'opposizione.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©