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Nuovi tagli a partire dal 2012

Scuola: la chiamano “rivoluzione” organizzativa


Scuola: la chiamano “rivoluzione” organizzativa
03/09/2011, 12:09

La Gelmini ci prova ancora. Il pareggio di bilancio, che ci impone l’Unione europea, ha fatto scrivere al ministro Tremonti, nella manovra finanziaria di luglio, nuovi articoli sulla scuola che si risolvono in nuovi tagli. I tagli feroci praticati alla scuola statale negli ultimi tre anni dalla Legge 133 in altre parole non bastano. La chiamano da più parti “rivoluzione”, in realtà si tratta di una vera e propria scure sulla rete scolastica: 5.600 istituzioni (oltre la metà) verranno accorpate in 4.500, cioè le varie sedi verranno aggregate in un minor numero di istituzioni scolastiche (presidenze), con la soppressione di oltre 1.100. In totale le istituzioni scolastiche passeranno da 10.500 a 9.400, di cui 2 mila, le più piccole, date in reggenza a presidi di scuole più grandi. Il dato più allarmante riguarda il Mezzogiorno, dove da anni si registra un calo della popolazione scolastica: a Bari ad esempio dovrà essere accorpato il 95% degli istituti del 1° ciclo (scuole materne, elementari e medie). Nelle Isole verrà soppressa un’istituzione scolastica su 5, come rivela la rivista specialistica Tuttoscuola.
Verrà eliminato il 30% dell’organico di dirigente scolastico (-3.180 posti), al punto che una parte dei vincitori del prossimo concorso non avranno nei prossimi anni una sede. Salterà anche l’11% dei posti di direttore amministrativo (1.130 posti) e verranno tagliati 1.100 posti di assistente amministrativo, e saranno almeno in 30 mila a dover produrre documentazione e dichiarare servizi per difendere il proprio posto di lavoro e non essere trasferiti d’ufficio. Decadranno 53 mila consiglieri di istituto e dovrà essere rieletta la maggior parte delle RSU (almeno 14 mila rappresentanti).
La scuola statale, dall’anno scolastico 2008/2009, ha visto al suo interno un netto calo degli operatori che svolgono il proprio lavoro in maniera continuativa: solo negli ultimi tre anni sono stati tagliati 87 mila posti di insegnante in tutti gli ordini di scuola (dalle elementari alle superiori). Se si tratta di rivoluzione sicuramente non riguarda la qualità, ma la minor quantità di risorse destinate ad un settore già fortemente penalizzato.

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di Pietro Luigi Aquino
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