Istruzione e lavoro / Lavoro

Commenta Stampa

Settore cunicolo: la crisi si aggrava, serve una iniziativa parlamentare


Settore cunicolo: la crisi si aggrava, serve una iniziativa parlamentare
18/02/2009, 17:02

La coniglicoltura nazionale sta attraversando una crisi anomala, che si aggrava progressivamente, non dovuta né ad un crollo dei consumi, né ad un aumento eccessivo della produzione, ma ad una congestione del mercato nazionale derivante dal saldo negativo dell’ interscambio, in continuo peggioramento, e da comportamenti abusivi, fraudolenti con un cartello sui prezzi alla produzione che distorcono il mercato e la concorrenza” così Saverio De Bonis, Presidente dell’Anlac - Associazione aderente ad AGCI - ha definito lo stato del comparto davanti alla IX Commissione del Senato.
“Noi richiediamo al Parlamento di intervenire nella prossima finanziaria agricola a sostegno di imprese che, producendo fino ad oggi occupazione ed alimenti di qualità senza spendere un euro di risorse pubbliche, affrontano da sole una crisi che la nostra Associazione, dati alla mano, sta dimostrando quanto sia falsata - ha dichiarato il Presidente De Bonis a margine dell’Audizione - chiediamo alla Commisione di approvare una risoluzione parlamentare che impegni il Governo ad affrontare senza indugi una crisi drammatica superando le difficoltà e lentezze del tavolo di filiera e del piano di settore, invochiamo la costituzione di una specifica Authority, separata dal comparto avicolo, che imponga l’etichettatura e la rintracciabilità obbligatoria per garantire la provenienza, la riconoscibilità del prodotto e la sicurezza ai consumatori, sterilizzando comportamenti speculativi e fraudolenti, rilanciando l'immagine della carne di coniglio made in Italy attraverso un marchio che ne tuteli l’ origine presso il consumatore, con apposite campagne di comunicazione che ne diffondano i notevoli pregi; chiediamo una revisione del meccanismo di formazione dei prezzi con un mercato più trasparente che superi l’ attuale sistema della Borsa merci di Verona; chiediamo controlli più severi presso grossisti e macellatori” .
Bastano pochi numeri per descrivere la situazione: le importazioni di carne di coniglio nel periodo 1999-2007 sono cresciute ad un tasso medio del 4,8%. Le esportazioni di carne, invece, sono diminuite ad un tasso medio del 15,8%.
Nel 2007 il calo è stato più marcato, facendo registrare -29%. L’Italia importa quindi più conigli di quanti ne esporta, e nel tempo si è alterata la struttura di offerta del mercato e la crisi da congiunturale e’ diventata strutturale.
In tale contesto il prezzo medio pagato agli allevatori e’ crollato del 16% (media 1,48 euro al Kg), mentre il costo di produzione viaggia intorno ai 2 euro al Kg a causa degli aumenti delle materie prime e dell’energia, ed i consumatori italiani continuano a pagare prezzi al dettaglio cinque volte superiori.
Nonostante i consumi continuino a crescere con un tasso medio intorno al 3%, al pari dell’ offerta interna che non fa assolutamente fatica a soddisfare la domanda nazionale, stanno quindi amplificandosi rapidamente le difficoltà della coniglicoltura nazionale - fino a poco tempo fa leader del settore in Europa e nel Mondo – con una crisi in cui sussistono anche pratiche fraudolente e fattori anomali con radici da ricercare altrove.
A parere dell'Anlac sussistono infatti elementi di criticità ed incertezza che avrebbero compromesso il corretto esplicarsi della concorrenza, con distorsioni tali da rendere ormai opportuna una istruttoria da parte dell’Antitrust: il prezzo medio subìto dagli allevatori italiani da oltre 20 mesi è stato un prezzo “predatore”, cioè inferiore al costo medio di produzione. Un fenomeno in cui è facile intravedere l’ombra di un cartello sui prezzi del coniglio e di comportamenti abusivi, risultato di una consapevole strategia tesa ad espellere i liberi allevatori, concentrare il mercato in poche grandi aziende di lavorazione e trarne profitto.
 
 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©