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Il referendum sarà on line sul sito Pubblica Istruzione

Sondaggio su abolizione del valore legale del titolo di studio


Sondaggio su abolizione del valore legale del titolo di studio
22/03/2012, 21:03

Parte oggi, fino al prossimo 24 aprilela consultazione referendaria online promossa dal Ministero dell’Istruzione per ‘scoprire’ il pensiero degli italiani in merito all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Sul sito del Miur è infatti possibile cliccare sul banner consultazione pubblica per registrarsi e partecipare al questionario online. La schermata iniziale elenca invece tutti i dettagli tecnici di questa nuova riforma voluta dal ministro Profumo.
Come si legge sulla home page, “Al termine, i contributi ricevuti saranno pubblicati, previo consenso dell’interessato e comunque in forma anonima, sul sito del Miur e costituiranno il presupposto per tutte le proposte da sottoporre al Consiglio dei Ministri oltre che per i provvedimenti del ministero”. Le domande sono circa 15 e al termine del questionario ci saranno poi 3 domande per poter registrare il feedback del compilatore rispetto allo strumento usato.
”L’abolizione del valore legale del titolo di studio è un tema complesso e non di immediata comprensione, ma soprattutto ciò che più conta è che le conseguenze possono essere veramente devastanti. La consultazione online poteva essere uno strumento innovativo e positivo sotto alcuni aspetti ma con questa impostazione sta partendo decisamente con un passo falso a causa dell’eccessiva fretta e della mancata comprensione dell’importanza della discussione” ha dichiarato Michele Orezzi, Coordinatore Nazionale dell’Udu che ha poi aggiunto: “La pratica della consultazione diretta è ottima, ma non può eludere un confronto. Vogliamo poi ricordare che l’Italia è ancora oggi il Paese europeo dove è meno radicata la banda larga: forse sarebbe anche opportuno adeguare le infrastrutture telematiche per permettere a tutti i cittadini di accedere e partecipare ed evitare quei gap che, mai come ora, sono gap democratici. Purtroppo non ci sarà il dovuto tempo e le dovute occasioni per far comprendere le conseguenze dell’eventuale abolizione: classificazione di atenei di serie a e serie b, una deresponsabilizzazione delle università circa la formazione degli studenti e un’agevolazione pesante in più per raccomandazioni e spintarelle nei concorsi pubblici”.

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di Erika Noschese
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