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"Stacca la spina al lavoro nero": diritti e azioni in Campania

Napoli 12 settembre ore 15.00

'Stacca la spina al lavoro nero': diritti e azioni in Campania
11/09/2013, 11:46

NAPOLI - Giovedì 12 settembre, dalle 15 alle 18, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli (Aula A - Biblioteca “Guarino”) si terrà la conferenza di lancio del progetto “Rosarno… e poi?” – finanziato dalla Fondazione con il Sud – che si pone l’obiettivo difavorire l’emersione del lavoro nero e di altri fenomeni di violenza e sfruttamento lavorativo di cittadini immigrati, attraverso la tutela legale e il sostegno all’ integrazione.
Il progetto promuove azioni dirette ai migranti vittime del caporalato che vanno dall’informazione sul territorio delle Province di Caserta e Salerno - anche attraverso la diffusione capillare del materiale di comunicazione prodotto - ad attività di orientamento e protezione sociale, tutela legale, mediazione culturale, misure di accoglienza per i casi più vulnerabili e predisposizione di specifici percorsi di integrazione.
Il convegno, introdotto dal prefetto di Napoli, Francesco Antonio Musolino, vedrà la partecipazione di rappresentanti della Regione, della Procura della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dell’Università di Napoli Federico II e dell’UNICLAM, del Comitato per il Centro Sociale ex Canapificio, dell'Associazione Futura, di Caritas Campania e dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, Salerno e Caserta.
Il tema dello sfruttamento lavorativo verrà affrontano non solo sotto il profilo del diritto nazionale e internazionale ma anche degli strumenti concreti a disposizione per la lotta al lavoro nero e alla tutela delle vittime.
Lo sfruttamento lavorativo dei migranti prevalentemente nei settori dell'agricoltura e dell'edilizia è un fenomeno di allarmanti dimensioni, e in continua espansione. In Campania vive e lavora un popolo di invisibili, migranti irregolarmente presenti sul territorio che potrebbero ottenere, secondo la legge, il riconoscimento di una forma di protezione.
Un esercito che si sposta nel Paese a seconda del mercato, delle stagioni, ma ovunque incontra le stesse degradanti condizioni di vita e lavoro. Lavoratori che ricevono paghe che corrispondono a circa la metà del salario italiano minimo, anche se lavorano un maggior numero di ore. Che vengono pagati a casse di prodotti raccolti, che sono costretti a sottostare alle logiche perverse e criminali del caporalato. I nuovi schiavi di questo secolo sfruttati dalla dilagante economia sommersa, che non conoscono diritti.
Nonostante alcuni limiti della normativa italiana, le vittime di sfruttamento lavorativo, a maggior titolo se sono in un circuito di tratta internazionale dei migranti, possono accedere a forme di tutela volte a sottrarli alla violenza ed ai condizionamenti delle organizzazione criminali e partecipare a programmi di assistenza ed integrazione sociale. In questa ottica si colloca il progetto “Rosarno e poi?”.

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di Redazione
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