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"Basta con la politica della spintarella e con le lamentele"

Stella:"Nelle scuole del sud non c'è meritocrazia"


Stella:'Nelle scuole del sud non c'è meritocrazia'
12/08/2009, 22:08

Prima il sospetto esubero di eccellenze in Puglia, Campania e Calabria; poi i dati dell'Invalsi sugli esami di stato che parlano di una manipolazione dei risultati da parte dei docenti meridionali per favorire i loro alunni e, dulcis in fundo, la proposta di una parlamentare leghista che chiede il test di dialetto per gli insegnanti "terroni".

Dal sud iniziano così le denuncie di accanimento anti-meridionalista da parte di stampa, tv e politica nazionale. Ad inserirsi nella diatriba dialettico-didattica con una critica aspra ma obiettiva ed ottimamente argomentata è il giornalista Gian Antonio Stella. Dalle pagine del Corriere Del Mezzogiorno, l'autore de "La Casta", fa una tiratina di orecchi a tutti i docenti, i presidi e gli alti rappresentanti del sistema d'istruzione che va da Roma in giù e definisce, le recriminazioni, come: "Il classico vizietto di un paese senza merito" nel quale non esiste meritocrazia ma "un patto insano tra lo Stato e una parte del sistema pubblico: io ti pago poco, tu mi dai poco" che si basa, a sua volta, sulla deleteria filosofia del "Tu mi non giudichi io non ti giudico".

La filosofia che, per l'appunto, porterebbe (un po' in tutto il pease ma soprattutto al sud, precisa Stella) ad una sorta di alleanza di comodo tra insegnanti ed alunni che evita ai docenti cattive figure e, al contempo, impedisce agli studenti una reale crescita culturale ed emotiva.
Stella ricorda i numerosi scandali che hanno colpito regioni come la Calabria: "2.295 compiti copiati su 2.301 al­l’esame di Stato per avvocati a Catanzaro" e la Sicilia con "le decine di concorsi taroccati all’Universi­tà, che hanno portato a casi abnormi come quello di un giovane siciliano che lo stesso giorno ha ricevuto una lettera di assunzione della Columbia di New York e una dell’ate­neo di Palermo che gli comunicava che non possedeva i titoli per insegnare lì; tornando poi di nuovo sulla sponda Calabrese e rimembrando: "le de­cine di denunce, nel novembre scorso, per il concorso (finito sotto inchiesta: troppi copio­ni) che avrebbe dovuto benedire la promozione dei nuovi magistrati. Chiamati poi a vigila­re contro i concorsi-truffa altrui. Anche dopo lo scandalo dell’esamificio calabrese ci fu chi gridò al complotto".
Un complotto che per Stella era assolutamente inesistente dato che:"È bastato cambiare le regole, facendo esamina­re i compiti ai commissari di un’altra regio­ne, incrociandole a sorteggio, per stravolge­re una tradizione che un anno aveva visto a Milano il 94% dei bocciati e a Catanzaro il 94% di promossi". Insomma: se da un lato al governo c'è la una Lega che utilizza anche il più futile pretesto per scagliare "avventurose provocazioni" agli odiati terroni, dall'altro, c'è un sistema d'insegnamento che al sud fa effettivamente acqua se non da tutte da moltissime parti e che, sempre citando il giornalista: "A differenza di quanto sostiene Mariastella Gelmini, non c’entra col ’68. O meglio, c’entra «anche» con il sei politico e il ’68 e quelle cose là. Ma c’entra soprattutto con una filosofia egualitarista che affonda le sue radici, trasversali a destra e sinistra, nel clientelismo, nel familismo amorale, nel patto insano tra lo Stato e una parte del sistema pubblico".

Parole dure, dunque, ma impossibili da reputare ingiuste o tantomeno complottistiche e anti-meridionaliste. Il clientelismo non fa bene a nessuno, crea una classe di mediocri privi di merito che scavalcano i meritevoli (per tale ragione:"Con il morale sotto i tacchi") e che, puntualemente, ottengono incarichi fondamentali per il paese non riuscendo, come prevedibile, a portarli avanti nella maniera più giusta. I punti sui quali bisogna incessantemente battere, in effetti, sono proprio questi: il parassitismo e la solidarità egualitarista tipiche della furberia italica ma non della lungimiranza dei paesi più progrediti, fanno male a tutti; anche ai miopi che le mettono in pratica crendendo di farla franca. Tale discorso, per dirla sempre con Stella, vale per il paese tutto; non certo solo per il Meridione.

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di Germano Milite
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