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Accettata con riserva la proposta della Gelmini

Tetto massimo per gli stranieri, arriva il "ni" delle scuole multietniche


Tetto massimo per gli stranieri, arriva il 'ni' delle scuole multietniche
10/01/2010, 12:01

COMO - Molte sono state le reazioni alla proposta di "tetto massimo" per gli immigrati presentata dal Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Diverse di queste sono state "automatiche" a seconda della parte politica presa in analisi (assolutamente negative su quotidiani come "L'Unità" ed assolutamente positive e salvifiche tra le fila del Pdl). Come quasi sempre accade, però, è più saggio optare per una presa di posizione intermedia; critica in maniera costruttiva e dunque propositiva. A seguire questa linea sono docenti e presidi delle scuole "multietniche" all'interno delle quali, per definizione, il problema degli stranieri presenti nelle aule è concretamente sentito.
L'estrema sintesi del pensiero che chi vive determinate realtà ha rilasciato alla rivista on-line "La Provincia di Como", potrebbe infatti essere:"Giusta l'intuizione della Gelmini in senso generale. Ma occorrono maggiori dettagli, maggiore concretezza e, soprattutto, maggiori risorse sicure per le scuole". Positiva all'unanimità è sembrata la proposta delle "classi di inserimento" (per periodi limitati) che servirebbero per far apprendere agli stranieri la nostra lingua nel minor tempo possibile ma, come precisa il preside dell'istituto di Como Rebbio Fernando Zecca:"Per il momento c’è stato solo un annuncio e speriamo che i dettagli operativi vengano precisati quanto prima. Noi superiamo il 30% in moltissime classi prime, probabilmente nel prossimo anno scolastico sarà lo stesso. Dovremo forse rifiutare gli alunni e mandarli in altre zone della città? Mi auguro di no. Arriveranno delucidazioni, l’ha dichiarato anche il direttore regionale. Non possiamo certo spedire a qualche chilometro di distanza bambini che abitano a Rebbio. In linea generale la scelta del ministero può andar bene, ma molto dipenderà dalle indicazioni che verranno date sulle modalità di applicazione concreta del tetto. Io sono convinto che ci saranno deroghe per permettere alle scuole di accogliere chi rientra nello “stradario”.
In alcune scuole primarie, infatti, la presenza di studenti non italiani sfiora il 60% ed è dunque da sempre molto sentita la necessità di un intervento deciso e razionale da parte del governo. Per tale ragione il preside Zecca non usa mezzi termini e si rivolge al governo in maniera precisa:"Finora ci si è arrangiati con protocolli e iniziative delle singole scuole - dice - ma avremmo bisogno di personale fisso per la prima accoglienza e le lezioni di lingua, visto che molti alunni non sanno una parola d’italiano. Ci diano le risorse..."
Il problema è leggermente meno pressante negli istituti superiori, dove raramente si supera il tetto massimo del 30% fissato dal governo ed accolto benevolmente dal provveditorato. Marina Cerreto, referente per l'integrazione del "Ripamonti" di Como, accetta con moderato entusiamo il provvedimento della Gelmini:"Alcune novità comunque sono positive - afferma infatti -. Ad esempio l’idea di una fase preparatoria riservata ai ragazzi che non parlano italiano: è un’esigenza ribadita spesso dai docenti. Gli istituti in questi anni hanno potuto solo tamponare la situazione, c’è bisogno di risorse ad hoc e di una legge che renda obbligatorio un periodo di alfabetizzazione. Invece viviamo in un vuoto normativo - conclude la Cerreto - e su questi temi si registra un forte disagio nel mondo della scuola".
In tantissimi comuni del nord, l'esistenza di un problema d'integrazione spesso addirittura drammatico è innegabile e non può/deve essere affrontata con il peso di orpelli ideologici; siano essi della cosiddetta sinistra o della cosiddetta destra. Le reazioni di chi vive concretamente determinate situazini sembrano infatti presentare un quadro chiaro: il governo si sta finalmente muovendo, con alcuni passi anche giusti e dettati da logica. Restano però enormi lacune e diversi dubbi da eliminare prima possibile. L'importante però è partire con l'opera di riforma normativa; senza impantanarsi nella critica a tutti i costi o adagiarsi su elogi che, per ora, restano solo potenziali.
Del resto, le dichiarazioni del provveditore Claudio Merletti lasciano ben sperare:"Con questo provvedimeno si aiutano gli stranieri, evitando le classi ghetto, e al contempo gli italiani, che altrimenti rischiano una penalizzazione. Difficoltà applicative? Credo che verrà usata una certa elasticità, si declineranno le disposizioni in base alle caratteristiche del territorio. Lo stesso tetto del 30% non sarà fisso, si potrà superare se gli stranieri dimostreranno un buon livello di conoscenza dell’italiano"

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di Germano Milite
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