Istruzione e lavoro / Imprese

Commenta Stampa

La moda del gioiello oltreoceano

Torre del Greco. I gioielli di Roberto Faraone Mennella e Amedeo Scognamiglio


Torre del Greco. I gioielli di Roberto Faraone Mennella e Amedeo Scognamiglio
27/01/2011, 11:01

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano rappresenta uno dei più importanti pilastri del manifatturiero-moda Made in Italy, tanto che come saldo attivo è al primo posto tra quelli del comparto moda ed accessorio.
A New York, alla Fith Avenue, 545, due amici imprenditori torresi Roberto Faraone Mennella e Amedeo Scognamiglio hanno creato nel 2001 una solida partenship professionale e hanno rilasciato per www.julienews.it una interessante intervista.
 
Quando è nato il sodalizio Faraone Mennella – Scognamiglio?
Noi siamo amici dai tempi del liceo, e la partenship professionale nasce dopo molti anni, per caso e in maniera del tutto spontanea, soltanto nel 2001 a New York.
Il vostro target è prevalentemente americano?
Il brand Faraone Mennella by RFMAS nasce in America, quindi è lì che ha radici più fortemente radicate nel mercato. Ma adesso, alla soglia dei dieci anni di vita, siamo presenti ed anche in maniera significativa, nei mercati più importanti del lusso mondiale: a Londra, con una bellissima boutique nel quartiere di Knightsbridge, a Dubai, Hong Kong e Mosca.
Ci sono differenze tra gli acquirenti degli States e quelli europei?
La donna americana segue i trend della moda in maniera molto più ossessiva, rispetto a quella europea. Anche in un settore come quello dell’alta gioielleria. In America si acquista sempre con una particolare attenzione a ciò che è più trendy nella moda. In Europa siamo più individualisti per natura, e quindi il consumo dei beni di lusso resta più legato a spinte personali che ad influenze medianiche.
Quali sono i nomi di prestigio, le dive del jet-set che indossano i vostri gioielli?
Avendo iniziato la nostra carriera disegnando gioielli per “Sex&TheCity”, le nostre “madrine” sono state proprio Kim Catrall e Sarah Jessica Parker e la loro stylist Patricia Field con cui collaboriamo ancora dopo tutti questi anni. Ma le altre celebrità che indossano i nostri gioielli sono tantissime, tra le più viste sono Oprah Winfrey, Scarlett Johansson, Carolina Herrera, Carine Roitfeld (direttrice di Vogue Francia), Brooke Shields, Meryl Streep. Soprattutto la grande maggioranza delle gran dame dell’alta società new yorkese rappresenta proprio lo “zoccolo duro” del nostro successo negli U.S.A.
Quali sono le peculiarità dei vostri gioielli?
Gioielli belli se ne possono vedere ovunque. Il problema è che la maggioranza delle aziende che fanno gioielli non hanno una visione d’insieme e non sanno cosa vuol dire disegnare “collezioni” che abbiano tute un medesimo DNA, un filo conduttore di stile. Forse è quello che ci ha differenziato fin dall’inizio.
Quali sono le vostre mansioni?
Come tutti gli imprenditori che hanno cominciato “in piccolo”, abbiamo fatto tutto da soli per alcuni anni: dal design, allo sviluppo prodotto, alle vendite e al marketing. Oggi, fortunatamente abbiamo validi managers che ci coadiuvano e ci sollevano da molte incombenze, lasciandoci fare quello che più ci appassiona: design e sviluppo prodotto, insieme.
Il vostro target si rivolge esclusivamente a persone facoltose?
Sicuramente a persone dal gusto molto sofisticato, abituate a prodotti di eccellenza.
Quali sono i territori di provenienza dei gioielli che voi utilizzate?
I nostri gioielli sono fatti tutti in Italia, ad eccezione dei pezzi unici (collezione “Couture”) interamente prodotta all’interno del nostro laboratorio che è parte del nostro Showroom, sulla Fifth Avenue nel cuore di New York City.
I diamanti sono ancora i migliori amici delle donne?
La nostra cliente è sicuramente un’amante dei diamanti. Ma la donna di classe, jet-setter, che ha già tutto, oggi è alla ricerca di pietre particolari ed uniche come Tormaline Paraiba o Zaffiri Padparadja.
Pensate di aprire un punto vendita in Italia?
Sì, il sogno resta quello di aprire una boutique a Capri.
Ci sono gioielli adatti a particolari momenti della giornata, da indossare soltanto in particolari occasioni?
La regola principale deve essere sempre quella dell’appropriatezza. Mai indossare brillanti per andare a fare la spesa, ma nemmeno bigiotteria per una serata importante.
Le perle restano un must per la donna d’oggi?
No, anzi in questo momento rappresentano un clichè troppo tradizionale e non di moda.
I beni di lusso risentono della crisi economica?
No, perché restano comunque un bene-rifugio.
Quali pietre preziose preferite, in base al vostro gusto personale?
Pietre rare, per la forma, per la grandezza o per il colore. Siamo poco schematici, noi.
Tra i vostri gioielli, il corallo è un prodotto commerciabile negli U.S.A.?
No, il corallo è poco apprezzato negli U.S.A. Non fa parte della loro cultura e della loro tradizione.
Quali eventi state organizzando per la stagione primavera-estate?
Una sfilata a Londra nel mese di maggio.
Nel periodo estivo quali pietre preziose fanno risaltare maggiormente l’abbronzatura?
Turchese….turchese e … turchese!
Quali sono le caratteristiche di un imprenditore per avere successo in campo professionale?
Avere un’idea precisa degli obbiettivi da raggiungere, tanto talento, e un po’ di fortuna.
Qual è il vostro rapporto con Torre del Greco?
Odio-Amore. Amore perché rappresenta la nostra infanzia, la famiglia, gli amici e le sue bellezze naturali che ne fanno uno dei più bei luoghi al mondo. Ma “odio” per come è ridotta dalla sua classe dirigente. La Città da “spugna d’oro del Regno di Napoli”  sta sfumando nel grigio anonimato della peggiore provincia napoletana, perdendo irrimediabilmente il primato che aveva per la manifattura del corallo e dei cammei con quella pessima e malevola idea di esiliare gli artigiani torresi verso la provincia di Caserta, con Oromare.
 
L’amara riflessione dei due imprenditori di Torre del Greco fa comprendere come la città, famosa soprattutto per la lavorazione del corallo, sia entrata in una fase di grande sofferenza e rallentamento che ne ha compromesso l’immagine. L’auspicio è che da questa crisi si possa emergere ritrovando le radici culturali, la storia, le vocazioni territoriali quali spinte per un futuro dinamico e concorrenziale.
 
 
Nella foto: Roberto Faraone Mennella e Amedeo Scognamiglio.

Commenta Stampa
di Rossella Saluzzo
Riproduzione riservata ©