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Offrivano corsi di odonoiatria a 20mila euro

Università, Profumo revoca permesso a facoltà portoghese


Università, Profumo revoca permesso a facoltà portoghese
01/03/2012, 15:03

Il ministro dell'Istruzione e Università, Francesco Profumo, ha revocato l'autorizzazione all'università portoghese Fernando Pessoa ad esercitare attività accademica in Italia. L'ateneo era stato al centro di polemiche per lauree troppo facili in odontoiatria. La facoltà, infatti, offriva 250 posti senza numero chiuso ed al prezzo di 20mila euro l'anno a studente. Lo rende noto la Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini medici e odontoiatri. “Quest'università portoghese - spiega Giuseppe Renzo, presidente nazionale della commissione dell'albo degli odontoiatri della Fnomceo - voleva aprire una succursale in Italia, ma fin dall'inizio è apparsa piuttosto vaga la sua offerta. Inizialmente la sede doveva essere a Roma, poi a Zagarolo (Rm), e iniziare la sua attività dall'anno accademico 2012-2013. Tutto questo non si sa bene in quali locali, con quali strutture e attrezzature”. “L'unica cosa certa - rileva Renzo - era che i posti erano 250 l'anno - continua - e che ogni studente avrebbe pagato 20mila euro l'anno. Tutto ciò in deroga rispetto alla formazione degli studenti italiani iscritti ai 34 corsi di laurea in odontoiatria, che devono superare un test di ingresso, e hanno garantiti certi standard formativi e strutturali”. “Questo non è il primo tentativo del genere - prosegue Renzo - ce ne sono stati altri, non ultimo quello dell'università di Catania che stava per aprire un nuovo corso di laurea in odontoiatria con un'università albanese, ma che ha poi prontamente fermato una volta rilevate irregolarità”. Attualmente sono 5000 gli italiani che studiano odontoiatria in Portogallo, Spagna e Romania, “e quest'anno - conclude Renzo - a fronte di 800 posti banditi, sappiamo che ci sono 1500 italiani che stanno per laurearsi all'estero e rientrare in Italia. Abbiamo chiesto un incontro ai ministri Profumo e Renato Balduzzi per aprire un tavolo e lavorare ad una programmazione universitaria senza sperequazioni rispetto agli altri stati Ue”.

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di Veronica Riefolo
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