Istruzione e lavoro / Università

Commenta Stampa

Il 54% sceglie un’esperienza formativa fuori dall’Italia

Universitari Italiani sempre più esterofili


Universitari Italiani sempre più esterofili
24/06/2009, 12:06

C’è chi si trasferisce per soli 3 mesi, chi, invece, ritiene necessario uscire dai confini nazionali per almeno un anno, ma ben il 54% degli studenti è convinto che trascorrere un periodo medio-lungo all’estero sia fondamentale per la propria formazione universitaria.

A rivelarlo è Universitalia, società fornitrice di servizi universitari che, a seguito di un sondaggio effettuato su un campione di 7.000 laureandi italiani, ha registrato un incremento del 15% di soggiorni in paesi stranieri rispetto all’anno precedente.

Ad avere le valigie pronte sono, in particolare, le donne che rappresentano il 53% degli studenti con la vocazione esterofila, contro il 47% degli uomini.
La motivazione principale che spinge le ragazze ad affrontare una permanenza in un'altra nazione è quella di perfezionare la conoscenza di una lingua straniera (73%). Segue la volontà di immergersi in un altro contesto culturale (15%) e il proposito di arricchire il proprio curriculum vitae con un’esperienza lavorativa o di tirocinio in ambito internazionale (12%).

Gli uomini, invece, se da una parte, condividono la necessità di apprendere un’altra lingua (62%), dall’altra non disdegnano la possibilità di svolgere un’attività lavorativa o di stage all’estero (35%). Solo il 3%, invece, considera l’incontro con le altre culture lo scopo primario della permanenza in un paese diverso da quello di origine.

La maggior parte degli studenti “viaggiatori” (53%) sceglie di aderire ai programmi di mobilità internazionale per sostenere le spese del soggiorno, mentre il 25% si affida a organizzazioni ed enti privati. Il restante 22%, invece, scommette solo sulle proprie forze, organizzando autonomamente il viaggio e sostenendone i costi.

Secondo il 55% degli universitari, il periodo di permanenza ideale oltre confine va dai 4 ai 6 mesi, mentre il 29% predilige un breve soggiorno da 1 a 3 mesi. Solo il 16% decide, durante gli studi, di trattenersi all’estero per più di un semestre. Tra coloro che decidono di trascorrere un periodo superiore a 6 mesi in un paese straniero ci sono, in particolare, coloro che sono in attesa degli esami di ammissione a corsi di laurea specialistici e master.

“Anche se la crisi ha generato una riduzione dei viaggi di piacere fuori dall’Italia, continuano ad aumentare gli universitari che non vogliono rinunciare ad un’esperienza di formazione all’estero. Spesso partecipando a programmi internazionali, i giovani ne approfittano per varcare i confini e migliorare la propria preparazione, in vista dell’ingresso nel mondo del lavoro. In un contesto globalizzato, dove la competizione lavorativa si fa sempre più forte, una formazione più attenta e robusta può essere la carta vincente per avviare una carriera” ha commentato Anna Prassino, responsabile marketing di Universitalia.


 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©