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USB SALERNO aderisce alla manifestazione "Se non ora quando?"


USB SALERNO aderisce alla manifestazione 'Se non ora quando?'
11/02/2011, 11:02

USB SALERNO aderisce alla manifestazione "Se non ora quando?" e rende noto: "La crisi economica e sociale infierisce senza tregua sulla condizione delle donne, rese sempre più vulnerabili e pronte a subire o, peggio, accettare imposizioni travestite da opportunità. Nella vita reale le donne pagano di più per il ruolo sociale che assegna loro un carico di lavoro nettamente superiore a quello dell'uomo. Nel nostro paese, l'assistenza ai disabili è garantita soprattutto dalle donne; il 77% del lavoro domestico è a carico delle donne; il 60% delle donne riduce il proprio orario di lavoro per potersi prendere cura dei figli minori; il 20% delle lavoratrici lascia il lavoro alla nascita di un figlio. Vergognosa è la scelta forzata della carriera o della famiglia ma peggio per le donne, prima di qualsiasi progetto di vita, è l’altissima percentuale di disoccupazione giovanile.

Le retribuzioni delle donne calano fino al 23% rispetto a quelle degli uomini per tante e diverse cause: part-time, anzianità di servizio, malattie dei famigliari, straordinari e progressioni di carriera. Troppe donne sono costrette a vivere lo sfruttamento sul lavoro e la precarietà come condizione permanente.

Dividersi tra famiglia e lavoro è la prassi ma un pò alla volta la donna sta perdendo diritti e servizi che fino ad ora le hanno permesso di sopravvivere con dignità. La politica negli ultimi decenni è stata tutta finalizzata a mantenere questo divario, dall'aumento dell'età pensionabile a 65 anni, all'ultima proposta del Governo: contratti di inserimento per le donne del sud (con salari ancora più bassi e quasi senza contributi pensionistici: è lo stesso meccanismo che ha portato alla fame i precari di tutta Italia).

Tutte le privatizzazioni dei servizi a cominciare dall'istruzione e dalla sanità, rendono la vita delle donne sempre più difficile: donne sempre più sfruttate o espulse dal mondo del lavoro, rinchiuse a casa a badare alla famiglia e sempre più abbandonate con bisogni personali e familiari che restano senza risposta.

Siamo fermamente convinti che questa guerra alle donne e quindi a tutto lo stato sociale vada fermato.

La solidarietà di chi si ricorda delle donne solo quando si deve votare, o peggio nei talk-show sulla filosofia di vita delle ragazze dei festini e degli uomini (padri, mariti e fidanzati) nello squallore della corruzione, nascondono il vero problema di un sistema politico vecchio e sclerotico che sta smantellando lo stato sociale e la solidarietà tra generazioni, tra uomini e donne che chiedono oggi un cambiamento radicale per la vittoria della dignità e dei diritti su “infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè” .".

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di redazione
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