Istruzione e lavoro / Lavoro

Commenta Stampa

Spostato a lunedì l'incontro a Palazzo Chigi

Vicenda Atitech: i dipendenti continuano la protesta


.

Vicenda Atitech: i dipendenti continuano la protesta
08/10/2009, 14:10

Quello che chiedono i lavoratori dell’Atitech, oramai costretti a trovare una seconda occupazione nel sit-in di protesta, è in realtà molto semplice: “Non fate pagare a noi gli effetti devastanti della cattiva gestione dell’Alitalia e garantiteci uno stipendio dignitoso; che sia proporzionato al nostro grado di specializzazione e al tipo di lavoro che svolgiamo”. A quanto pare, però, le macchinazioni, gli interessi economici e finanziari e le reticenze, sono ancora una volta più importanti della dignità dei lavoratori. Per oggi i rappresentanti dei sindacati e i tecnici chiedevano un confronto a Palazzo Chigi. Confronto che, però, è saltato ed è stato spostato al prossimo lunedì. Intanto il periodo di cassa integrazione (iniziato nel novembre del 2008) continua inesorabile e, a rischiare il posto, sono oltre 200 dipendenti. “Ci avevano promesso una fusione aziendale dopo la cessione dell’Alitalia che avrebbe garantito a tutti e 650 i dipendenti Atitech di non rischiare licenziamenti e cassa-integrazione...così però non è stato e oggi rischiamo di subire tagli del 50% del personale”; denunciano all’unanimità i manifestanti; sempre più esasperati. Parole dure anche nei confronti di Regione e vertici aziendali.
La Regione si è attivata per i corsi di formazione e per garantire una piccola somma per gli ammortizzatori sociali ma poi non ha fatto più nulla per evitare questo tracollo e aiutarci”; continua il rappresentante sindacale R.S.A. Atitech Amilcare Colucci che poi parla di “ennesimo ricatto perpetrato sulla nostra pelle in sede di trattative per gli stipendi”. Altri lavoratori in protesta ci precisano poi che, l’Atitech, è sempre stata un’azienda virtuosa e quindi con un bilancio in attivo. Tutto sarebbe dunque peggiorato con la crisi Alitalia la quale, sempre a detta dei dipendenti, avrebbe inglobato all’interno del baratro deficitario l’azienda napoletana che da anni si occupa di riparare gli aerei di linea. Colpa anche della linea di gestione del presidente di Confindustria di Napoli Giovanni Lettieri; ritenuto il maggiore responsabile del licenziamento potenziale della metà degli addetti ai lavori.
Al di la delle querelle politiche e della dietrologia economico-finanziaria, resta palese ed intollerabile l’umiliazione subita da centinaia di tecnici ultra specializzati che hanno seguito centinaia di ore di corsi di formazione; operando in un settore tecnico di assoluta avanguardia. In più, come fanno notare anche dall’Ugl, l’età media di questi lavoratori è di circa 35 anni. La Regione e chiunque abbia potere decisionale concreto in questa oscura ed assurda vicenda, deve assolutamente muoversi per slegare i nodi e non bruciare l’ennesimo gruppo di giovani promesse trasformandolo nell’ennesimo gruppo di giovani disoccupati.

 

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©