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Vomero, l’osteria "Donna Teresa" festeggia 96 anni


Vomero, l’osteria 'Donna Teresa' festeggia 96 anni
25/09/2009, 10:09


"In un quartiere che cambia pelle ogni giorno con esercizi commerciali che chiudono per riaprire dopo pochi giorni, con un nuovo gestore e con diversi prodotti, con “cediture” che si vocifera arrivino a cifre a sei zero, con trasformazioni di destinazioni d’uso che hanno modificato la destinazione originaria d’uso di immobili, nei piani cantinati e ai primi piani degli edifici, trasformandoli in esercizi commerciali, se non addirittura in ristoranti, con supermercati o esercizi della grande distribuzione, che sono sorti anche in locali già destinati a sale cinematografiche, e con la scomparsa dal novero delle ditte di negozi che fino a qualche anno fa erano gestiti da famiglie che operavano da quasi un secolo al Vomero, trasferendo l’attività di padre in figlio, spicca un caso più unico che raro – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. La presenza, proprio al Vomero, di un’osteria che fu inaugurata nel lontano 1913 in un piccolo locale in via Michele Kerbaker al civico n. 58 e che in questi giorni festeggia i 96 anni di vita". "La caratteristica peculiare di questa trattoria è che, fondata da “ donna Teresa “, un donnone che per tutta la giornata si dedicava ai fornelli posti nel retrobottega, è poi passata ai figli ed è oggi gestita dal nipote, Luigi Sorvino – continua Capodanno -. Altra caratteristica è che all’interno dell’unico locale, dove trovano posto appena una ventina di persone si possono assaggiare ancora gli antichi manicaretti, le pietanze tipiche della trattoria, più simili ai prodotti della cucina di casa che a quella della ristorazione vera e propria".
"Nulla a che vedere insomma con altri locali similari – precisa Capodanno -, i quali dell’antica tradizione culinaria partenopea non hanno mantenuto molto, se non in qualche caso il nome “.
Capodanno con l’occasione ha invitato ancora una volta il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino ad adoperarsi affinché, dopo un censimento di tutte le antiche attività presenti a Napoli, vengano studiate forme d’incentivazione anche economica, da parte della Regione e del Comune, per preservare le “botteghe storiche”, che rappresentano un punto di riferimento, anche culturale, della Città, così come già fatto per altre realtà urbane del Paese.

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di Redazione
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