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ABRUZZO: VINCE CHIODI (PDL)


ABRUZZO: VINCE CHIODI (PDL)
16/12/2008, 08:12

Gianni Chiodi, del PdL, ha vinto le elezioni per la nomina del governatore in Abruzzo, con il 48,81% dei voti; il suo principale rivale, Carlo Costantini, dell'Italia dei Valori, ma sostenuto da tutto il centrosinistra, ha raggiunto il 42,67% dei voti. Gongola il PdL per questa affermazione, frutto, secondo le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, del buon governo della maggioranza e dell'appiattimento del centrosinistra sulla persona che il premier odia più di tutti: Antonio Di Pietro.

Il centrosinistra invece ha fatto i conti con un astensionismo record che ha falcidiato soprattutto i voti a proprio favore, oltre che con la delusione dovuto allo scandalo della sanitopoli regionale che ha tra i principali imputati Ottaviano Del Turco, eletto nel 2005 dall'allora Ulivo. E subito sono cominciate le liti, all'interno del centrosinistra, con il PD che accusa l'Italia dei Valori di aver scelto un pessimo candidato (Costantini ha preso meno voti delle liste a lui collegate, mentre Chiodi ha fatto il contrario) e di non aver collaborato nel chiudere una alleanza con l'UDC che, col suo 5% di voti, poteva chiudere la differenza rispetto al suo rivale. Antonio di Pietro ha replicato sostenendo di avere quintuplicato i propri voti e che l'astensionismo ha colpito soprattutto quei partiti "che si mostrano nè carne nè pesce, che dicono 'ma anche' e non si decidono".

In realtà, il problema è proprio questo per il PD: è un partito troppo incerto, non ha una sua strada, è ondivago. E questo non attira la gente, che preferisce il decisionismo, sia quello rozzo di Di Pietro, sia quello in stile fascistoide di Berlusconi. Almeno con loro è facile schierarsi, a torto o a ragione. Ma come ci si può schierare dietro un partito che ondeggia tra la Binetti e la Bonino, tra un Veltroni che mostra il massimo del suo decisionismo nel dire che Berlusconi deve ascoltare l'opposizione (come se il premier avesse mai ascoltato o trattato con qualcuno, se non per i propri personali interessi, ndr) e un Parisi che assomiglia al Bartali col suo "l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare" in salsa sarda?

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di Antonio Rispoli
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