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"Chiedo di essere adeguatamente tutelato"

Accuse di Grasso, affondo di Caselli: "Chiedo tutela al Csm"

"Accuse e allusioni suggestive"

Accuse di Grasso, affondo di Caselli: 'Chiedo tutela al Csm'
26/03/2013, 19:21

TORINO - Il nome “Pietro Grasso” non lo ha fatto. Ma il procuratore Gian Carlo Caselli si è riconosciuto come il bersaglio delle parole che il presidente del Senato, durante la trasmissione tv “Piazza Pulita”, ha pronunciato contro le inchieste condotte come una “gogna pubblica”. E il magistrato, oggi, ha scritto al Csm, nella persona del vicepresidente Michele Vietti, chiedendo di “essere adeguatamente tutelato” da quelle che ritiene “accuse e allusioni suggestive”. “Ci sono stati dei processi che hanno certamente portato all'arresto di imputati che poi sono finiti con assoluzioni”, aveva detto Grasso davanti alle telecamere, spiegando di essere contrario a certe inchieste “spettacolari” che “distruggono carriere politiche” ma finiscono in un nulla di fatto e, tra l'altro, portano alle “ritorsioni” contro i magistrati e alle “controriforme” che danneggiano il sistema. E Caselli non ci sta. Anche perché, come non manca di osservare nella lettera, il presidente del Senato ha tenuto il suo “lunghissimo monologo” in tv proprio nello stesso giorno in cui Marcello Dell'Utri è stato condannato per mafia a 7 anni, una “sentenza - mette nero su bianco - relativa a procedimento avviato dalla procura di Palermo quando il sottoscritto ne era a capo”. L'intervento della seconda carica dello Stato, secondo Caselli, oltre a non essere “rispettoso” del principio della separazione dei poteri e dell'indipendenza della magistratura, “insinua che nel mio operato sarebbe stato caratterizzato dalla tendenza a promuovere e gestire processi che diventano gogne pubbliche ma restano senza esiti, mentre tutta la mia esperienza professionale si è sempre e soltanto ispirata all'osservanza della legge, al rispetto dei presupposti in fatto e diritto necessari per poter intervenire e alla rigorosa valutazione della prova”. Caselli, nella puntata di “Piazza Pulita”, non è stato solo un convitato di pietra: il nome del procuratore torinese è stato menzionato a proposito del concorso, nel 2005, per la guida della Direzione nazionale antimafia. Da quella partita Caselli venne escluso da una norma, da lui sempre definita “contra personam”, varata dalla maggioranza di centrodestra e che, in effetti, all'epoca veniva rivendicata “con piacere” dal senatore Luigi Bobbio (An). Al posto di Caselli venne scelto Grasso. Il quale, in tv, ha spiegato che “c’è stato un momento in cui il Csm avrebbe potuto deliberare” prima che il codicillo anti-Caselli entrasse in vigore, e non lo fece. La Consulta decretò l'illegittimità costituzionale della norma nel 2007, a giochi ormai fatti.

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di Valerio Esca
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