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Affluenza alle urne,si è toccato il minimo storico


Affluenza alle urne,si è toccato il minimo storico
08/06/2009, 10:06

L' Europa sprofonda nella crisi più lunga e difficile della sua storia. Il lungo tunnel iniziato proprio cinque anni fa con le prime elezioni dell'Europa allargata a est prosegue, oggi, con la prova delle urne nell'era della grande crisi economica. I primi dati danno già alcuni elementi chiari e inequivocabili per una prima analisi: forte disaffezione dei cittadini europei con il minimo storico di affluenza alle urne (43,39 per cento), crescita degli euroscettici e dei partiti xenofobi, diffusa tendenza a un voto di protesta per una crisi economica che continua a mordere la classe media e quelle più povere un po' in tutta Europa. Inoltre, in questo momento, appare sempre più forte la distanza tra i rappresentanti delle istituzioni europee e la percezione che i cittadini dei 27 hanno dell'Europa di Bruxelles. Dal punto di vista strettamente politico, c'é da sottolineare la forte tenuta del Ppe che si conferma il primo partito europeo (263-273 seggi). A questo fa da controaltare la crisi della sinistra con i laburisti inglesi e i socialisti francesi in crollo verticale e la prima vera sconfitta per il premier spagnolo José Luis Zapatero. C'é una difficoltà diffusa per i partiti di sinistra a tenere le posizioni di cinque anni fa e il gruppo socialista si assesterebbe, secondo i primi dati, a 155-165 seggi all'Europarlamento con un ridimensionamento significativo. Ma il dato politico complessivo preoccupante è quello della conferma del disinteresse dei cittadini europei verso le tematiche europee. Nella gran parte dei Paesi dell'Ue si è parlato pochissimo di Europa. In alcuni casi i temi europei sono spariti nelle campagne elettorali e se gli elettori hanno abbandonato l'Europa, altrettanto hanno fatto buona parte dei candidati impegnati in prima persona. La crescita dei partiti xenofobi e antieuropei è preoccupante, ma non è una novità. E' la conferma di una tendenza che era già molto chiara cinque anni fa nelle elezioni che si svolsero poco più di un mese dopo la scintillante festa di Dublino per l'allargamento dell' Ue da 15 a 25 con l'ingresso di molti Paesi dell'Est. Eppure in cinque anni poco è cambiato nell'atteggiamento delle istituzioni europee e dei leader nazionali verso i propri cittadini. L'Europa rimane un oggetto misterioso e lontano, sconosciuto per gran parte degli aventi diritti al voto. A questa distanza così difficile da colmare, c'é da aggiungere la pesante crisi economica che colpisce tantissimi cittadini europei, la mancanza di prospettive e di speranze, i licenziamenti, la paura per il futuro, la voglia di chiudersi in se stessi rinunciando ad una visione allargata e alla solidarietà comunitaria. Questi elementi spiegano il successo del partito della libertà olandese, xenofobo e anti-islamico, che ha ottenuto il 17 per cento dei voti (il triplo delle politiche del 2006) in un Paese fondatore della Cee ma che ha anche affossato le speranze europee per le grandi riforme con il no referendario del 2005 alla bozza di Costituzione dell'Ue. E spiegano - un esempio per tutti - la crescita del partito nazionalista, anti-immigrati e anti-europeo dei 'Veri Finlandesi' che ha ottenuto il 10 per cento dei voti, rispetto allo 0,5 delle precedenti elezioni europee del 2004. In Germania calano sia il partito del premier Angela Merkel sia i socialisti e forse quello del più grande Paese europeo è l'esempio più significativo del "voto contro i governi", con le eccezioni - tra i grandi Paesi - dell'Italia di Silvio Berlusconi e della Francia di Nicolas Sarkozy. Eccezioni dovute a contingenze nazionali. Ci vorrà qualche giorno ancora per metabolizzare questi risultati. Ma l'Europa non può più permettersi di proseguire su questa strada scivolosa che la vede frammentata al suo interno, indecisa sul suo futuro, incapace di essere protagonista sugli scenari internazionali. Il trattato di Lisbona - che contiene riforme minime ma sufficienti per l'efficienza complessiva dell'Ue - deve essere ratificato velocemente e, ancora una volta, toccherà all'Irlanda, dove lo scontento popolare ha punito duramente il governo di Brian Cowen, dire la parola decisiva. In prospettiva, i leader europei dovranno trovare il coraggio di usare in maniera sistematica la formula delle cooperazioni rafforzate, prevista dai trattati europei: gruppi ridotti di Paesi pionieri che vanno avanti in singole iniziative in attesa che gli altri decidano se possono o vogliono seguirli. E' importante ritrovare lo spirito dei padri fondatori e una rinnovata anima europea per rilanciare l'Ue - con riforme, nuove istituzioni, nuova volontà comune - nel grande scenario globale di un mondo che cambia velocemente. E' l'unica strada possibile per evitare che la dura crisi di oggi diventi - domani - un naufragio collettivo.

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di Redazione
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