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Napoli. Obbligo di imbustarlo. No degli artigiani

Ai consiglieri regionali non piace il "pane cafone"


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Ai consiglieri regionali non piace il 'pane cafone'
09/12/2009, 16:12

NAPOLI - I panificatori napoletani sul piede di guerra. Sono scesi in piazza per contestare la legge approvata dal consiglio regionale che obbliga artigiani e commercianti ad imbustare il pane.
L’associazione napoletana di categoria ha avanzato all’Assise una proposta di modifica del provvedimento al fine di conservare la tradizione, il sapore e la fragranza del “pane cafone”. Poi, c’è l’altro aspetto, forse ancora più importante, legato ai costi. Imbustare il pane significa più spese non solo per i sacchetti ma anche di personale da impiegare nel ciclo produttivo. Aumenti che andrebbero ad influire, in negativo, sulla qualità del prodotto.
Sit-in di circa cento fornai, con striscioni, fischietti e tabelloni, davanti alla sede del Consiglio, al centro direzionale. Tutti con la stessa maglietta bianca che riporta la sintesi delle loro rivendicazioni: “State uccidendo il pane artigianale”. Si sentono offesi e traditi dalle istituzioni perché sono stati accostati ai camorristi. Ecco perché il presidente dell’associazione di categoria, Giuseppe Esposito, presente alla manifestazione con tanto di megafono, ha firmato e distribuito un volantino dai toni chiari: “Gli abusivi della panificazione campana sono quelli che pagano le tasse, che prendono il pane dallo scaffale col guanto igienico, lo mettono in un sacchetto di carta e lo porgono al consumatore. Sono questi gli abusivi che tutti i giorni vengono multati dalle autorità con sanzioni che vanno dai 500 euro ai duemila e 500 perché si rifiutano di soffocare il pane in un involucro di plastica, anche se microforato. Intendiamo continuare a produrre un pane profumato, fragrante ed artigianale, e non un pane industriale confezionato”.
Insomma, la guerra è solo agli inizi. Come detto, in Consiglio c’è una proposta di modifica della legge avanzata proprio dai panificatori napoletani. In questo caso non c’è distinzione ideologica. Gli artigiani puntano sull’impegno “delle buone forchette” presenti in aula. Di destra, di centro e di sinistra.

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di Giovanni De Cicco
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