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Napoli. Votati gli odg. Venerdì l'approvazione definitiva

Al Comune il bilancio passerà con l'astensione di Montemarano


Al Comune il bilancio passerà con l'astensione di Montemarano
26/04/2010, 18:04

NAPOLI – Giornata intensa nella sede del Comune in via Verdi. Il dibattito sul documento di programmazione economica e finanziaria continuerà fino a notte inoltrata. La votazione degli ordini del giorno è terminta a mezzanotte. Un “tour de force” che consentirà al sindaco Rosa Russo Jervolino di approvare il bilancio nel fine settimana e di salvare la poltrona e, quindi, la consiliatura.
Il centrosinistra ha superato le polemiche e la “scoppola” subita alle scorse elezioni Regionali ha contribuito a serrare le fila. Non si tratta di rilanciare l’esecutivo. Ad un anno dalla scadenza del mandato si può fare poco o nulla sul piano dell’amministrazione. In ballo c’è la sopravvivenza della coalizione che per 20 anni ha governato Napoli e la Campania. Il centrosinistra voterà compatto il bilancio per raschiare il fondo del barile: guadagna 12 mesi per leccarsi le ferite, tentare una riorganizzazione partitica e politica, elaborare un nuovo progetto di governo e presentarsi “in forma” alla competizione elettorale per il rinnovo degli organi elettivi del capoluogo partenopeo. L’unico che ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto è stato Emilio Montemarano, consigliere comunale del Pd e figlio dell’ex assessore alla Sanità, Angelo Montemarano. Il leader del Pd, punto di riferimento dell’area moderata del partito, è sempre più in difficoltà, non si trova a suo agio in una compagine che, pian piano, si sta spostando sempre più a sinistra. Montemarano comincia a prendere le distanze. Ha garantito ad Enzo Amendola, segretario regionale, la presenza in aula ma non il voto al documento economico. Ha preferito l’astensione per rimarcare il malcontento dei moderati scegliere ed aprendo, di fatto, una riflessione nella componente centrista, corteggiata da molti partiti del centrodestra. Una componente in grado di rappresentare alle prossime Amministrative l’ago della bilancia.
Il centrodestra non ha portato avanti “la linea dura”, dimostrando di non volere le elezioni anticipate. Hanno paura del voto. Non è un discorso politico, ma personale. Gli eletti, seppur all’opposizione, non rinunceranno mai per 12 mesi allo stipendio, alla poltrona ed ai privilegi allegati alla carica che rivestono. Antepongono la questione personale a quella politica, agli interessi della città. Se ne fregano se la giunta non ha i numeri per governare. Basta che si vada avanti altri 12 mesi.
L’esito, quindi, è scontato. Il bilancio sarà approvato il porssimo fine settimana. L’unica novità politica rilevante, come detto, è l’astensione di Emilio Montemarano.
Il colpo di teatro non poteva mancare. E puntuale è arrivato, a sorpresa, proprio nella sede di via Verdi. In Consiglio si è presentata una delegazione di immigrati, rappresentanti dei “residenti” dello stabile di via “Dell’Avvenire” nel quartiere Pianura. E’ stata ricevuta dall’assessore alle Politiche sociali, Giulio Riccio, e da alcuni consiglieri comunali, tra cui Emilio Di Marzio (Pd) e Marco Nonno (Pdl), entrambi di Pianura, e da Alessandro Fucito di Rifondazione comunista. La denuncia degli immigrati non lascia spazio all’interpretazione: “Siamo vittime di un complotto organizzato da chi fa politica sulla pelle dei povericristi. Vogliono cacciarci perché il parente di Pietro Diodato, tale Giorgio Amabile, avrebbe acquistato porzioni del fabbricato”.
La denuncia pubblica, con nomi e cognomi, è stata fatta anche in presenza del consigliere comunale del Pdl a Napoli, del gruppo di Diodato, Andrea Santoro, il quale ha tentato di reagire senza, però, entrare nel merito della questione. Pietro Diodato è consigliere regionale del Pdl, risiede a Pianura, e risulta già in altre informative in rapporti col parente Giorgio Amabile, ex cutoliano e condannato per diversi reati di stampo camorristico.
Gli extracomunitari vogliono collaborare con le istituzioni ma hanno chiesto di “tenere fuori dalla trattativa tutte quelle figure che, in diverse posizioni, sono riconducibili ad una presunta speculazione edilizia che vede in prima linea soggetti riconducibili alla criminalità organizzata.
 

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di Giovanni De Cicco
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