Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Accordo notturno Pdl-Lega sul decentramento dei ministeri

“Al Nord solo dipartimenti, anche se operativi”

Il premier assicura il Carroccio anche sul fronte Libia

“Al Nord solo dipartimenti, anche se operativi”
21/06/2011, 10:06

ROMA – Saranno esclusivamente uffici di rappresentanza anche se operativi: il giorno dopo la bufera sulla questione del trasferimento di alcuni ministeri al Nord si apre all’insegna di un accordo siglato Pdl-Lega. Le richieste avanzate dal Carroccio a Pontida sono approdate sul tavolo di palazzo Grazioli e l’intesa pare sia stata trovata in un vertice notturno, che, come ormai è consuetudine, ha visto riunito lo stato maggiore di entrambi i partiti, solo poche ore prima in lotta sulla discussa possibilità di un decentramento dei dicasteri.
La cena notturna nella residenza romana del presidente del Consiglio arriva alla vigilia di una giornata complicata per il governo. Questa mattina, infatti, si terrà alla Camera il voto di fiducia chiesto dall’esecutivo sul Decreto Sviluppo, mentre alle 16 Berlusconi interverrà al Senato per avviare la verifica della maggioranza come richiesto dal presidente della Repubblica. L’accordo raggiunto tra Pdl e Lega, va da sé, si inserisce in questi appuntamenti parlamentari: meglio armonizzarsi con la Lega sulle sue richieste e avere in cambio tranquillità sui numeri in Aula. L’accordo riguarda due punti: da un lato oggi verrà presentato un ordine del giorno collegato al voto di fiducia alla Camera, che prevede l’apertura al Nord di sedi distaccate di alcuni ministeri, con “funzioni operative” appunto, dall’altro Berlusconi si è impegnato su un altro fronte caro alla Lega, ovvero a porre la questione dello stop alla partecipazione alle operazioni militari in Libia nella riunione del Consiglio superiore di difesa, che si terrà il prossimo 6 luglio presieduto dal Capo dello Stato.
La maggioranza, dunque, pare abbia trovato un punto d’accordo, nonostante le colorite richieste leghiste a Pontida parlassero del trasferimento di ben quattro ministeri a Milano, Monza e Mantova. Dal vertice di palazzo Grazioli esce la conferma di quel “no” al trasferimento dei dicasteri, che in molti proprio nel partito del premier avevano già espresso come Cicchitto e Alemanno.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©