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La proposta dei capigruppo del Consiglio Regionale Campano

Al via premio giornalistico in onore di Giuseppe D'Avanzo

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Al via premio giornalistico in onore di Giuseppe D'Avanzo
02/11/2011, 13:11

Il consiglio Regionale della Campania, sotto la proposta unanime dei capigruppo Fulvio Martusciello, Giuseppe Russo, Gennaro Oliviero, Nicola Marrazzo e Gennaro Salvatore., ha avviato l'iter burocratico per la presentazione di un disegno di legge in favore di un premio giornalistico dedicato alla memoria del noto giornalista campano scomparso lo scorso 30 luglio. «Un’inchiesta giornalistica è la paziente fatica di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. Il buon giornalismo sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell’interesse dell’opinione pubblica». Questo era Giuseppe D’Avanzo. Laureato in filosofia, aveva iniziato il lavoro di cronista a La Voce della Campania, passando poi a Paese Sera. Dal 1984 scrive per La Repubblica, con un intervallo dal 1998 al 2000 che lo vede a Il Corriere della Sera. Un rappresentante illustre della intera categoria dei giornalisti della Campania, quelli che nel film Fortapàsc appartengono sicuramente ai “giornalisti giornalisti”, come lo era stato certamente anche Siani, e non ai “giornalisti impiegati”. Ci ha lasciato troppo presto Peppe – così lo chiamavano amici e colleghi - stroncato da un infarto il 30 luglio 2011 mentre pedalava in bicicletta. E, proprio in un momento come quello attuale, in cui si avverte sempre più necessario il contributo del buon giornalismo d’inchiesta, che nasce l’idea dell’istituzione di un premio intitolato a Giuseppe D’Avanzo. Un premio che nasce dall’esigenza di stimolare sempre più l’intera categoria dei giornalisti della Campania - D’Avanzo era napoletano – a continuare sulle sue orme, senza mai lasciarsi coinvolgere dal potere, ma restando “giornalisti giornalisti” in nome della verità d’inchiesta. Numerose le inchieste di D’Avanzo dal Nigergate alla riuscita della dimostrazione della vastità della corruzione nel Cremlino di Eltsin e ad anticipare la pericolosità di Putin. D’Avanzo metteva tutto in discussione: uomini, fatti, istituzioni, tutto doveva essere verificato. Non si fermava di fronte a verbali, rogatorie, provvedimenti delle procure; questi, per lui, erano solo “carotaggi”, che permettevano al giornalista di capire cosa fosse occultato nel sottosuolo del potere. Poi, bisognava andare oltre: ricostruire la notizia, superando la semplice denuncia de magistrati. Nel mondo del giornalismo D’Avanzo era ed è considerato un Maestro, e ora un Premio in suo onore selezionerà i suoi più bravi seguaci.

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di Redazione
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