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Si farà processare sulla fallita scalata all'Antonveneta

Aldo Brancher assediato, rinuncia al legittimo impedimento


Aldo Brancher assediato, rinuncia al legittimo impedimento
27/06/2010, 13:06

ROMA – Travolto dalle polemiche, attaccato dall’opposizione, divenuto un vero e proprio caso mediatico. Alla fine Aldo Brancher, neoministro della Repubblica, ha deciso di gettare la spugna: si farà processare. All’udienza del 5 luglio sulla fallita scalata all’Antonveneta ci sarà. Il processo lo vede coinvolto, insieme alla moglie, con l’accusa di appropriazione indebita e ricettazione per circa un milione di euro, ricevuto dall’ex banchiere di Lodi Giampiero Fiorani. L’annuncio della retromarcia è arrivato nella serata di sabato, dagli avvocati di Brancher.
A dare il colpo di grazia al neoministro, probabilmente, la stoccata del presidente Napolitano, che in un comunicato di venerdì del Quirinale affermava senza mezzi termini che non c’era ragione di invocare il legittimo impedimento. Non c’era ragione di usare lo scudo, che in questo caso sarebbe servito unicamente a scansare un procedimento giudiziario. Da quel punto, le cose sono precipitate. Con l’opposizione che continuava a chiedere le dimissioni di Brancher, lasciato solo anche dalla Lega, è stato il premier Berlusconi ha consigliare al neoministro di lasciarsi processare.

A difendere il neoministro, anche Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del Programma di Governo. Per Rotondi, “Brancher è una persona corretta, non c’è stata nessuna retromarcia da parte sua. Da parte dell’opposizione, - continua Rotondi, - si è alzato un polverone e ci sono stati attacchi gratuiti. Rinunciando al legittimo impedimento, Brancher di fatto zittisce tutti e sgonfia le tante polemiche strumentali”.

Tra chi non viene “zittito”, però, Antonio Di Pietro, leader di Idv, non ha risparmiato dichiarazioni al vetriolo. “Preso con le mani nella marmellata, non poteva fare altrimenti”, ha dichiarato. “Prima ha imprecato contro il Presidente della Repubblica e poi, messo con le spalle al muro dalle opposizioni, ha fatto marcia indietro. Sicuramente da buon Arsenio Lupin della politica aspetta solo la prossima occasione. Rimane una nomina ignobile, non degna di un Paese civile”. Massimo Donadi e Felice Belisario, presidenti dei gruppi parlamentari di Italia dei Valori di Camera e Senato, in un comunicato congiunto rincarano la sole. Invocando ancora le dimissioni, sentenziano: “Qui c’è un intero paese preso in giro. La sua nomina è un imbroglio dimostrato dal fatto che non ha uno straccio di delega o competenza”.

Interviene nella querelle anche Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, chiaramente a favore del neoministro: “Il fatto che, dopo la rinuncia del ministro Brancher ad avvalersi del legittimo impedimento, la sinistra insista a chiedere le sue dimissioni dimostra che si tratta di una posizione del tutto strumentale caratterizzata da un cupo giustizialismo”.

Il quotidiano Avvenire, in un editoriale firmato da Sergio Soave, si scaglia oggi contro Brancher chiedendo che la nomina venga revocata dopo il polverone alzatosi e la richiesta di usufruire del legittimo impedimento. La questione, spiega il quotidiano dei vescovi italiani, è per il governo un “capolavoro di autolesionismo”, un “auto procurato impedimento”, che è “indispensabile” “togliere di mezzo”.

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di Nico Falco
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