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Alessandro Colautti: Referendum antiliberalizzazioni, una domanda per Honsell “Efficienza ed economicità dovrebbero caratterizzare l’azione pubblica”


Alessandro Colautti: Referendum antiliberalizzazioni, una domanda per Honsell “Efficienza ed economicità dovrebbero caratterizzare l’azione pubblica”
17/01/2011, 15:01

“Se si cancellasse la riforma Fitto, vorrebbe dire ritornare indietro nella storia trovandoci di fronte a inefficienze e diseconomie”, questo il commento del consigliere regionale Alessandro Colautti in merito alla decisione della Corte Costituzionale di ammettere i requisiti referendari sulla riforma Fitto che riguarda non solo l’acqua ma più in generale i servizi pubblici locali: rifiuti, depurazione, trasporti, ecc. Colautti nel commentare la decisione della Corte cita il pensiero di S. Agostino che riconosceva l’esistenza di una socialità originaria propria della natura umana, di una civitas primaria che nasce dalla socialità della natura umana (quindi una visione positiva della persona). La sentenza di fatto identifica il termine pubblico come sinonimo di “morale”, mentre il privato di “immorale”. Colautti evidenzia che la cancellazione dell’intera riforma riporterebbe le lancette dell’orologio indietro di molti anni, caratterizzati dallo strapotere delle Aziende pubbliche controllate dagli Enti locali. Comporterebbe inoltre per il servizio idrico integrato, con l’eliminazione della remunerazione del capitale, l’impossibilità di finanziare le opere con la tariffa, quindi il ritorno ad un mondo superato, quello che finanziava le opere pubbliche attraverso la fiscalità
generale: un colpo mortale non solo ad una riforma nodale del centro-destra ma anche a quella parte del centro-sinistra che si è battuta per l'apertura alle liberalizzazioni (Bassanini, Lanzillotta)”. Colautti pone una domanda a chi ha applaudito alla decisione della Corte (il sindaco di Udine): “Honsell dovrebbe dire se crede che le aggregazioni nel settore a prescindere dall'esito dei referendum siano da perseguire per garantire gli investimenti necessari a fronte di una tariffa conveniente per il cittadino nonché per affrontare in maniera adeguata l'appuntamento con le gare per assicurare la libera concorrenza imposta dall’Ue (che ha aperto il procedimento d’infrazione contro l’Italia)”.

Adesso due sono le opzioni possibili: o il governo interviene legislativamente per scongiurare un referendum che alimenterebbe guerre ideologiche agitando lo spauracchio della privatizzazione dell’acqua, oppure ci attende il referendum a primavera, formidabile chance per la cultura riformista presente nei vari raggruppamenti politici per affrontare una battaglia di civiltà e modernità che impedisca al Paese di scivolare verso il declino e ridare “competitività” al sistema”.

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di redazione
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