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Discutibile iniziativa del Ministro

Alfano: 5 milioni per trovare lavoro ai detenuti, il volontariato insorge


Alfano: 5 milioni per trovare lavoro ai detenuti, il volontariato insorge
07/07/2010, 11:07

ROMA - Apparentemente può sembrare un'ottima idea: si stanziano 4,8 milioni di euro, per favorire l'inserimento dei detenuti che escono dalle carceri nel mondo del lavoro e quindi nel tessuto sociale; in questa maniera dovrebbe ridursi la recidività degli stessi e migliorare il livello di vita dei cittadini onesti. Almeno così la proposta è stata presentata dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano e dal capo dell'Amministrazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta. I soldi dovrebbero servire a sistemare 1800 detenuti in procinto di uscire in cinque regioni, che fungeranno da regioni pilota: Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto. 1100 dovrebbero essere collocati in cooperative sociali, 550 assunti come dipendenti in varie aziende e 150 avviati alla creazione di piccole imprese.
Ma l'iniziativa ha destato molto scalpore, per le proteste provenienti dalle associazioni storiche del settore che si occupano di volontariato, perchè per l'iniziativa il Ministro ha fatto strane scelte. Per esempio affidandosi ad una società come la Prison Fellowship Italia, creata ad hoc dalla omonima società internazionale, nota per avere gestito sempre i soldi in maniera alquanto oscura. E non deve sorprendere, dato che il suo presidente e fondatore è Charles Colson, coinvolto a suo tempo nello scandalo Watergate. Inoltre vi partecipa la Fondazione "Mons. Di Vincenzo", di Enna, anch'essa praticamente sconosciuta nel settore, tanto che nella serata di martedì ha dovuto emanare una nota nella quale spiega chi è.
Anche il piano di creare una banca dati di curriculum vitae di detenuti, per agevolare l'incontro tra richieste ed offerte nel mondo del lavoro, sembra destinato al fallimento: fu già sperimentato a Padova nel 2000 e non dette alcun risultato significativo.

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di Antonio Rispoli
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