Politica / Regione

Commenta Stampa

Amato: « sistema in perenne affanno, dai risultati scarsi e dai costi enormi»


Amato: « sistema in perenne affanno, dai risultati scarsi e dai costi enormi»
08/04/2011, 11:04

«Ogni STIR una realtà a sé, manca una politica di indirizzo comune, il sistema appare fragile e, soprattutto, negli ex CDR arriva tal quale che viene semplicemente tritovagliato. E se il secco che va ad Acerra è di qualità comunque scarsa, l’umido lo trasportiamo nelle discariche fuori regione, tra Sicilia, Toscana e Puglia, con un costo di circa 90 euro a tonnellata cui vanno aggiunti gli oneri di viaggio. E mancando a Giugliano un sistema di biostabilizzazione, il peso, e quindi il costo è pure maggiorato» lo afferma il Presidente della commissione regionale ecomafie e siti di smaltimento rifiuti Antonio Amato che questa mattina si è recato in sopralluogo all’interno degli ex CDR di Tufino, Giugliano e Caivano «A Caivano, dove la Partenope Ambiente ha investito oltre un milione di euro, la situazione appare migliore che a Tufino e Giugliano, ma l’impianto è stato chiuso per mesi, oggi raccoglie poco più di 300 tonnellate giornaliere provenienti da Napoli e tuttavia, se non si troverà una soluzione rapida per lo smaltimento della frazione umida, a giorni la fossa di conferimento sarà di nuovo piena e non si potrà più conferire qui» continua Amato «Abbiamo trovato ovunque personale e tecnici preparati e molto disponibili, ma le criticità sono evidenti: i sistemi di controllo a campione degli autocompattatori, inevitabilmente, non riescono a evitare che negli Stir, come rifiuto solido urbano non vigilato a monte, arrivi poi di tutto, dagli ingombranti ai rifiuti ospedalieri, dalle plastiche ai copertoni. La tritovagliatura diminuisce in parte i volumi, ma non riesce a garantire una soluzione sistemica. Le difficoltà e i costi di conferimento dell’umido, alla fine, riducono questi impianti a capannoni di deposito di rifiuti che imputridiscono e producono percolato che deve poi essere smaltito con ulteriore aggravio di costi. A Giugliano» dice ancora il Presidente della Commissione Regionale «non c’è nemmeno l’allacciamento fognario. Anche le acque di scarico devono essere conferite esternamente. E non si fa nemmeno la biostabilizzazione, eppure lì c’è un impianto che sarebbe dovuto essere all’avanguardia da un punto di vista tecnologico. Invece, nel corso degli anni si è lasciato del tutto inattivo, ed oggi appare più che altro un ammasso ferroso difficilmente riattivabile sotto il quale marciscono tonnellate di rifiuti. Ma, anche dove la biostabilizzazione si fa, come a Tufino (dove pure alcuni macchinari utili sono rimasti inattivi per anni) e Caivano, il materiale prodotto, certo con peso ridotto e non eccessivamente maleodorante, deve comunque finire in discarica o al massimo servire per opere di risanamento ambientale. Non si potrà produrre vero e proprio compost finché non si darà luogo ad una differenziata spinta, almeno al 50%. Eppure, a Caivano ci hanno spiegato che i loro impianti già sarebbero predisposti per un simile intervento. Inoltre» racconta Amato «le operazioni di revamping a Giugliano sono risultate, sostanzialmente, operazioni di manutenzione straordinaria, senza che venisse apportata alcuna innovazione tecnologica, e a Tufino non si sono mai realizzate. L’impiantistica, in questi luoghi, è ferma a dieci anni fa. Insomma, un sistema in perenne affanno, dai costi enormi, fragilissimo, che produce file di camion in attesa che inevitabilmente scaricano così altro percolato direttamente in strada» conclude il Presidente Amato «Serve una sterzata netta che ponga come obiettivo primario la differenziata spinta e, solo a seguito di questa, la realizzazione dell’impiantistica davvero necessaria. Ed una regia unica e forte che produca un Sistema integrato di smaltimento rifiuti. Altrimenti si rischia di creare altre cattedrali nel deserto».

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©