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Amato Lamberti, Una persona perbene.


Amato Lamberti, Una persona perbene.
30/06/2012, 10:06

 

AMATO LAMBERTI, UNA PERSONA PER BENE.


 


 


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

Amato Lamberti, è scomparso l’altro giorno all’età di 69 anni, stroncato da un male incurabile. Prima ancora di essere un politico, era un intellettuale di valore, ricercatore, scrittore e giornalista. Un innovatore nel campo della ricerca sociologica della devianza, che si inseriva nel filone di analisi ed indagine che aveva aperto Mario Borrelli negli anni 50, miticoe dimenticato fondatore della “Casa dello Scugnizzo”.

Lo avevo conosciuto nella seconda metà degli anni 80, nella sede della CISL, di Via Medina, presentatomi da Mario Ciriaco, segretario Generale di quella organizzazione e presidente del Centro Studi Sindacali Colasanto. L’idea di Amato era quella di organizzare un Osservatorio sulla Camorra, che, dal dopo terremoto in poi, aveva fatto un salto di qualità tanto grande da influenzare lo sviluppo della Regione, inquinando l’intera società napoletana. Non riuscimmo, allora a lavorare insieme, come sindacato alla proposta di Amato, la rottura della unità sindacale era troppo recente e la proposta di un Osservatorio sulla Camorra era, veramente innovativa.

Lamberti ed il Colasanto diedero vità da soli a quell’Osservatorio, dimostrando lungimiranza ed attenzione ai cambiamenti della società. Mi restò un grande rimpianto per quella occasione perduta, che la Uil non colse.

La cortesia di Mario Ciriaco, sindacalista spigoloso e determinato, non mi fece mai mancare l’opportunità di ricevere i “Quaderni dell’Osservatorio”, che leggevo con particolare interesse, per le forti denuncie contenute e per le intelligenti proposte che vi erano presentate. Molto del lavoro della associazione “Libera”, ha mutuato da quelle idee e da quelle intuizioni gran parte delle sue iniziative.

Ma il vero rapporto che ho avuto con Amato Lamberti è stato quando mi scelse come suo Assessore alla Provincia di Napoli tra il 1995 ed il 1999.

Avevamo preso l’abitudine di incontrarci, perlomeno una volta alla settimana, nel suo studio del primo piano del Palazzo a Piazza Matteotti. Il ruolo che aveva deciso di assegnarmi non era uno di quelli istituzionali. Mi aveva assegnato il compito delle Politiche Europee, un ruolo in cui la provincia non aveva deleghe, ne specifiche competenze, perché questo ruolo era di attribuzione regionale. Non esisteva in provincia nessuna esperienza in campo Europeo,non c’era un ufficio per questo servizio, non c’era voce di bilancio che potesse sostenere quella scelta politica. L’idea di Amato, fortemente condivisa da me, era che una realtà metropolitana di oltre 3 milioni e mezzo di persone, con città di oltre centomila abitanti non potesse avere rapporti diretti con l’Europa ed i suoi finanziamenti. Gli incontri che tenevamo, erano sempre al termine della giornata di lavoro, spesso a sera inoltrata, nel silenzio del Palazzo vuoto, con la sola lampada della sua scrivania accesa, che riusciva a mala pena ad illuminare la scrivania del Presidente zeppa di carte, lettere, documenti e proposte, che Amato leggeva con attenzione, senza trascurarne nemmeno una.

Per il mio assessorato non ero riuscito a trovare una sede nel Palazzo, avevo solo trovato una iniziale e momentanea allocazione nel monumentale Convento di Santa Maria la Nova, che divenne poi la sede stabile del mio Assessorato e degli uggici che costituimmo in quegli anni.

Le nostre lunghe e tranqiille discussioni sul lavoro che stavamo facendo, erano molto importanti per me, perché ricche di riflessioni, spunti e suggerimenti, compreso un mai esplicitato incoraggiamento ad insistere ed andare avanti sulla strada che aveva intrapreso. I punti fermi della sua attività erano la trasparenza, la correttezza amministrativa, la legalità, la città metropolitana, l’ambiente e l’Europa. Un programma splendido, innovatore ed anticipatore di un futuro, che immaginavamo sicuramente migliore. Per me furono anni importanti e pieni di lavoro, pieni di richhe esperienze umane e politiche,di risultati raggiunti. Quella prima Giunta era composta da persone competenti e motivate e da politici giovani, che sperimentavano il nuovo di quegli anni.

Il lavoro diede i suoi risultati, al termine dei miei 4 anni di assessorato, La Provincia di Napoli aveva un Servizio per le Politiche Europee, un dirigente esperto che lo guidava, partenariati e relazioni con molte aree metropolitane europee e del Mediterraneo e quasi cento miliardi di lire per progetti della Provincia finanziati a valere su i Fondi europei. Il successo del mio settore, corrispondeva a quello dell’intera attività politica ed amministrativa di quella festione, Amato Lamberti fu rieletto con un successo notevole e significativo. Purtroppo i tempi erano cambiati, tornarono i politici, gli interessi e i personalismi, la voglia di fare carriera e di guadagnare. Da allora non ho incontrato più Amato, che sul piano personale era molto riservato e non si consentiva, ne consentiva espressioni palesi di affetto e di amicizia. Non era facile capire il suo carattere, troppo spesso chiuso,ma fatto di gesti e di presenza da interpretare. Sicuramente aveva voluto molto bene a Giancarlo Siani ed era particolarmente legato ad Antonio Bassolino, che non lo ha ripagato con la stessa attenzione che Amato aveva per lui.

Ritornato al suo lavoro di sempre, l’insegnamento universitario, rientrato in fabbrica io, per il mio lavoro, non ci siamo più inconrati e questo mi dispiace. Avrei ancora molte cose da chiedergli, ed adesso, con malinconia debbo rinunciarci. Quando questi anni difficili e dolorosi saranno sedimentati nella consapevolezza generale, sarà necessario riconsiderare le esperienze delle gestioni del Comune di Napoli e della Provincia, che nella seconda metà degli anni 90, furono particolarmente importanti, ma che furono troppo presto liquidate. Oggi delle Politiche Europee non se ne interessa nessuno, la Città Metropolitana è sconosciuta persino agli studiosi, mentre la provincia è ritornata ad essere un Ente inutile per i cittadini.

Amato è stato un interprete di quegli anni particolari e felici, una persona per bene, un intellettuale scomodo di cui sentiremo la mancanza.

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di Raffaele Pirozzi
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