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Amato (PD): "sopralluogo alle vasche di contenimento idrico di Poggiomarino"


Amato (PD): 'sopralluogo alle vasche di contenimento idrico di Poggiomarino'
21/12/2011, 16:12

«Il sole splendeva nel cielo, eppure dalla vasca Pianillo, al confine tra San Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, esondavano acque putride e dall’incredibile fetore che si riversavano lungo una strada sommersa da rifiuti di ogni genere, compreso amianto. Tutt’intorno campi coltivati. Una situazione igienico sanitaria allarmante e scandalosa che deve essere urgentemente risolta». Lo afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale Bonifiche e siti smaltimenti rifiuti che questa mattina, con i consiglieri Anita Sala e Carmine Mocerino, i tecnici del Commissariato Straordinario Bonifica Sarno guidati dall’ing. Antonio Orlando, il sindaco di Poggiomarino Pantaleone Annunziata, i tecnici del Comune di San Giuseppe, i rappresentanti dell’associazione “Diritti dei cittadini”, e gli abitanti della zona, ha effettuato un sopralluogo presso le Vasche di contenimento idrico Fornillo e Pianillo a Poggiomarino. «Abbiamo appurato come nella Vasca Fornillo giungano non depurate le acque fognarie di Terzigno, e in quella Pianillo gli scarichi, spesso abusivi, di San Giuseppe Vesuviano» spiega Amato «Mancando ancora il completamento dei collettori che dovrebbero portare queste acque al depuratore di Angri, alle prime piogge queste acque, che portano con sé gli scarichi fognari, esondano nelle strade e nei terreni limitrofi, determinando un enorme rischio epidemico e idrogeologico. Le vasche sono intasate da fanghi e sedimenti, ma non possono essere pulite finché non verranno completati i collettori». Una volta ultimati i lavori di immissione in fogna, fanghi e detriti dovranno essere portati all’impianto per il trattamento dei sedimenti già ultimato a San Giuseppe. «Una volta trattati» ha spiegato l’Ingegner Orlando del Commissariato bonifica Sarno «i fanghi residui verranno portati nelle apposite discariche fuori regione. Questo successivamente al completamento dei collettori che dovrebbero essere ultimati entro 6 mesi. Alla fine, se verrà rispettato il cronoprogramma, quindi, tra 6-8 mesi riusciremo a pulire le vasche nelle quali non giungeranno più i reflui fognari. Questa operazione però» ha sottolineato Orlando «non incide su eventuali scarichi abusivi, né risolve il problema delle esondazioni. Le due vasche risultano infatti insufficienti e, finché non si completerà il più vasto progetto relativo al fiume Sarno, saranno inevitabili nuove esondazioni causate da eventi meteorici». Anche per queste ragioni i componenti della commissione regionale hanno annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico «A seguito dei sopralluoghi effettuati» afferma il consigliere dell’IDV Anita Sala «chiederò con urgenza un tavolo tecnico alla presenza dell’Assessore regionale Cosenza, affinché il disastro idrogeologico che si consuma, ormai da svariati, anni nelle terre di Poggiomarino, possa definitivamente trovare una soluzione. Ritengo, inoltre, che sia necessario anche l’intervento congiunto di Arpac e Asl, per monitorare le condizioni igienico-sanitarie dell’area e, soprattutto, l’incidenza delle coltivazioni ormai inquinate sulla salute degli abitanti della zona. La battaglia contro questo disastro ambientale, iniziata con la mia interrogazione sul fiume Sarno, terminerà solo quando avremo risposte puntuali e interventi certi sulla bonifica da parte degli enti competenti. Poggiomarino è solo la prima tappa dei futuri sopralluoghi che insieme con la III Commissione speciale regionale effettueremo in queste terre avvelenate». E per la necessità di affrontare il rischio idrogeologico il Presidnete Amato insiste sulla necessità «di dare impulso al Progetto di valenza europea sul Fiume Sarno. Soprattutto per il completamento delle fognature in comuni come Scafati e Pompei, per il drenaggio del fiume il cui livello si è notevolmente innalzato in questi anni e per tante altre opere che non possono più essere rimandate e per le quali Commisariato, Regione, Governo Centrale, ma anche comuni e aziende per la gestione delle acque come la Gori, devono assumere le proprie responsabilità e dare tempi certi»

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di Redazione
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