POLITICA - Politica
QUERELLE BOSSI - BERLUSCONI: OGNUNO DICE LA SUA
Anche da Maroni un ultimatum al Cavaliere: o Monti o Lega
Quanto al senatur: “Vicini, ma spesso idee contrastanti”
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28/01/2012, ore 09:25 -
ROMA - La querelle tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi assume i caratteri di una fiction a puntate, in cui ognuno dice la sua, come e quando meglio crede. Sullo sfondo l’appoggio al governo Monti, che sembra aver prodotto malumori non solo tra i due partiti alleati storici, il Carroccio e il Pdl, ma anche tra le anime interne alla stessa squadra del Cavaliere. L’ex presidente del Consiglio è stato chiaro: per il momento staccare la spina al governo Monti sarebbe da “irresponsabili”. Ed è subito nato un coro di polemiche al riguardo.
Questa volta, a strattonare il Cavaliere ci pensa l’ex ministro dell’Interno. Non lo considera un “ultimatum”, ma un messaggio chiaro per Silvio Berlusconi: deve fare “chiarezza, perché “non può appoggiare il governo Monti e poi, quando si va all’elezioni, chiedere l’alleanza del Carroccio. Con queste parole Roberto Maroni prende le distanze da Berlusconi e ripete un concetto ormai chiaro per la Lega: deve staccare la spina, bisogna andare al voto al più presto, “per superare l’anomalia di questa democrazia sospesa”. Parla anche del suo leader Bossi, Roberto Maroni, per negare che abbia perso lucidità o che sia cambiato, ma ammette che non sempre le opinioni coincidono e che anzi sempre più spesso divergono. Così domenica scorsa dal palco della manifestazione di Milano avrebbe voluto prendere la parola, ma non gli è stato consentito, cosa che però non ha interpretato come una “punizione”. Sull’ipotesi di una Lega non guidata da Bossi dice: “Bossi è il segretario federale della Lega e rimarrà tale finchè deciderà di esserlo, è il padre fondatore della Lega, e finora ha funzionato bene il sistema”.
Proprio l’alleanza a rischio con il Carroccio è, oltre a quello di sostenere o meno l’esecutivo Monti, un altro motivo di tensione all’interno del Pdl, tra coloro che spingono per recuperare l’intesa con i Lumbard e chi, come Claudio Scajola, invita il Pdl a guardare ad altre alleanze, una fra tutte quella con l’Udc di Casini. Ma anche per quanto riguarda il sostegno a Monti c’è divisione su cosa fare: c’è chi sostiene la scelta del Cavaliere di andare avanti nel sostegno al governo e chi, invece, invita l’ex premier a liquidare il Professore.
Questa volta, a strattonare il Cavaliere ci pensa l’ex ministro dell’Interno. Non lo considera un “ultimatum”, ma un messaggio chiaro per Silvio Berlusconi: deve fare “chiarezza, perché “non può appoggiare il governo Monti e poi, quando si va all’elezioni, chiedere l’alleanza del Carroccio. Con queste parole Roberto Maroni prende le distanze da Berlusconi e ripete un concetto ormai chiaro per la Lega: deve staccare la spina, bisogna andare al voto al più presto, “per superare l’anomalia di questa democrazia sospesa”. Parla anche del suo leader Bossi, Roberto Maroni, per negare che abbia perso lucidità o che sia cambiato, ma ammette che non sempre le opinioni coincidono e che anzi sempre più spesso divergono. Così domenica scorsa dal palco della manifestazione di Milano avrebbe voluto prendere la parola, ma non gli è stato consentito, cosa che però non ha interpretato come una “punizione”. Sull’ipotesi di una Lega non guidata da Bossi dice: “Bossi è il segretario federale della Lega e rimarrà tale finchè deciderà di esserlo, è il padre fondatore della Lega, e finora ha funzionato bene il sistema”.
Proprio l’alleanza a rischio con il Carroccio è, oltre a quello di sostenere o meno l’esecutivo Monti, un altro motivo di tensione all’interno del Pdl, tra coloro che spingono per recuperare l’intesa con i Lumbard e chi, come Claudio Scajola, invita il Pdl a guardare ad altre alleanze, una fra tutte quella con l’Udc di Casini. Ma anche per quanto riguarda il sostegno a Monti c’è divisione su cosa fare: c’è chi sostiene la scelta del Cavaliere di andare avanti nel sostegno al governo e chi, invece, invita l’ex premier a liquidare il Professore.
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