Politica / Regione

Commenta Stampa

Antonio Amato: A Chiaiano non si sarebbe mai dovuto aprire una discarica


Antonio Amato: A Chiaiano non si sarebbe mai dovuto aprire una discarica
21/03/2011, 14:03

«Uno dei luoghi più belli di Napoli devastato dalla criminalità organizzata, dall’affarismo da quattro soldi e dalla politica dell’emergenza infinita» lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie e siti di smaltimento rifiuti del Consiglio Regionale della Campania Antonio Amato «Il percolato arrivato nel sottosuolo della discarica per l’utilizzo di argilla scadente è l’ennesimo evidente esempio di un enorme errore di fondo: aprire lì una discarica. Lo abbiamo già denunciato: al di là dell’inopportunità ambientale e paesaggistica di realizzare una fossa per i rifiuti in un parco naturale, esistevano analisi e carteggi ufficiali che già nel 2008 denunciavano l’inquinamento delle falde di cava Zara, confinante con quella del Poligono. L’ARPAC certificava lo sforamento nelle acque di un pozzo dei limiti previsti dal D.Lgs 152/06 di fluoruri, arsenico e idrocarburi. I dati, vennero trasmessi al Commissariato per l’emergenza rifiuti, dove si era già insediato Bertolaso. Dati» continua Amato «che indicavano fenomeni di inquinamento per sversamenti illeciti in quell’area, necessitavano approfondimenti, un’eventuale bonifica ed avrebbero dovuto portare ad una seria riflessione sulla opportunità di aprire una discarica nelle immediate vicinanze. Invece tutto è stato messo a tacere e si è realizzata una discarica che, come giustamente denunciato in tutti questi anni dai comitati dell’area, ha prodotto enormi disagi e, evidentemente, danni gravissimi. Chiediamo all’assessore all’ambiente Romano di attivare immediatamente un tavolo tecnico sull’intera area delle cave di Chiaiano» afferma ancora il Presidente della Commissione consiliare «per realizzare le analisi necessarie a capire qual è, oggi, la reale situazione. Abbiamo già indicato quella di Chiaiano come una delle priorità delle azioni di bonifica. Al di là delle meritorie azioni di magistratura e forze dell’ordine, bisogna uscire dal silenzio, abbattere i muri di gomma, capire se si è prodotto un inquinamento delle falde e se esistono pericoli per la popolazione. E soprattutto agire per restituire a questi luoghi, alla loro popolazione, a noi tutti, quello che criminalità, affarismo la politica dell’emergenza di questi anni hanno violentato».

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©