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Antonio Amato: “sopralluogo al depuratore di Cuma, situazione allarmante”


Antonio Amato: “sopralluogo al depuratore di Cuma, situazione allarmante”
04/10/2011, 15:10

«Quella del depuratore di Cuma è una situazione allarmante che va urgentemente affrontata. Lo stato dell’arte constatato questa mattina è di enorme sofferenza, tra impianti fermi e comunque obsoleti, cantieri aperti ma senza operai al lavoro, centraline di controllo mai messe in funzione, denuncie di scarichi industriali non autorizzati in un impianto che dovrebbe accogliere solo scarichi domestici. E’ ora di fare chiarezza». E’ la denuncia del Presidente della Commissione Bonifiche della Regione Campania Antonio Amato che questa mattina, con il vicepresidente della Commissione regionale Mafalda Amente, Il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano, alcuni esponenti delle forze politiche e dell’associazionismo del territorio dell’Area Flegrea ha effettuato un sopralluogo presso il Depuratore di Cuma «Abbiamo dovuto constatare addirittura che gli operai che operano per il trattamento dei fanghi non possono farsi la doccia perché c’è una banale caldaia rotta da mesi» afferma Amato «Le vasche di sedimentazione primaria e secondaria erano per il 50% ferme. Questo determina anche l’impossibilità di sfruttare appieno le migliorie tecniche apportate. Una situazione» continua Amato «determinatasi anche e soprattutto per il contenzioso, anche di natura giudiziaria, tra Regione e Hydrogest». Al momento, infatti, dopo l’intervento della magistratura, gli impianti sono stati riconsegnati alla Regione senza che l’Hydrogest completasse le opere di rifunzionalizzazione necessarie. Le vasche, così sono per la metà ferme eppure, secondo quanto dichiarato dallo stesso responsabile regionale per il Ciclo Integrato delle Acque, l’ing. Manlio Martone che questa mattina ha accompagnato la commissione «l’impianto è obsoleto, è sicuramente necessaria la rifunzionalizzazione e l’adeguamento alla normativa. Al momento» ha dovuto ammettere l’ingegnere «l’impianto sicuramente non è ancora a norma». I responsabili dell’Hydrogest presenti, l’ingegner Maurizio Rossi e la Dottoressa Silvana Fiorillo che coordina tutti i laboratori della società, hanno denunciato che lo sforamento di alcuni parametri rispetto alle tabelle previste è dovuto «soprattutto all’arrivo di scarichi industriali non autorizzati, che giungono perlopiù dalla zona ASI di Giugliano. Sono anni che denunciamo la questione alle autorità competenti» hanno detto i responsabili Hydrogest «ma ad oggi continuano a giungere borlande di distilleria, a cui spesso, soprattutto dal collettore di Napoli, si aggiunge zinco» Viene messo così in crisi il trattamento biologico a fanghi attivi. E la situazione si ripeterebbe anche al depuratore di Napoli Nord dove si sono verificate le immissioni non autorizzate di carichi organici estremamente tossici «E’ una denuncia molto grave sulla quale interverremo con la massima urgenza» ha affermato il Presidente Amato «Organizzeremo un immediato sopralluogo presso il depuratore della zona ASI per capire perché questi rifiuti non vengono trattati come previsto dalla legge. Ma chiederemo anche conto di queste due centraline dell’ARPAC, per controllare i flussi di entrata ed uscita, che dopo tre anni sono ancora inattive». Le centraline, difatti, risultano istallate e in fase di collaudo, ma la commissione ne ha dovuto constatare il sostanziale stato di abbandono tra le erbacce «Ed anche l’acqua che va a finire in mare» ha concluso Amato «a vista sembrava tutt’altro che completamente depurata». I tecnici dell’Hydrogest, in verità, hanno provveduto a prelevare un campione ed analizzarlo. E le prime analisi sarebbero tranquillizzanti «E’ il fondo del canale che è sporco e dà quella colorazione» hanno spiegato «ma pulirlo sarebbe molto complicato, soprattutto perché non sapremmo dove portare i residui». Nel frattempo, invece, vengono portati in Puglia i residui dei fanghi, con volumi e costi molto elevati perché l’impiantistica per la disidratazione, che ne ridurrebbe il peso, non è mai entrata in funzione. «Abbiamo verificato la sussistenza di una situazione critica» conclude Amato «Ora verificheremo i dati delle analisi che abbiamo richiesto. Ma c’è un problema strutturale, di programmazione, adeguamento degli impianti e nuova individuazione del gestore che vanno urgentemente risolti».

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di Redazione
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