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Antonio Amato: “sopralluogo al depuratore zona ASI di Giugliano”


Antonio Amato: “sopralluogo al depuratore zona ASI di Giugliano”
07/11/2011, 15:11

«Sconforto, amarezza e rabbia: lo scempio del depuratore della zona ASI di Giugliano, l’ennesimo sperpero di danaro pubblico, le gravi ripercussioni per l’ambiente, non possono che suscitare questi sentimenti» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale per le bonifiche e i siti smaltimento rifiuti Antonio Amato che questa mattina, con i componenti della commissione Mafalda Amente, Corrado Gabriele e Anita Sala, l’assessore all’ambiente del Comune di Giugliano Marcello Postiglione ed i rappresentati di alcune associazioni, ha effettuato un sopralluogo al depuratore della zona ASI di Giugliano «I 18 miliardi di lire della Cassa del Mezzogiorno utilizzati per costruirlo sono stati sostanzialmente buttati. L’impianto ha lavorato per poco più di 4 mesi, poi a seguito del malfunzionamento, dei miasmi che emetteva, delle legittime proteste dei cittadini, dal 1999 è chiuso. In pratica è costato 150 milioni di lire per ogni giorno di funzionamento, ed oggi è poco più che un rottame che cade a pezzi» La commissione regionale si è recata a Giugliano a seguito del precedente sopralluogo al Depuratore di Cuma, durante il quale erano stati denunciati scarichi industriali abusivi provenienti proprio da quest’area. Al sopralluogo di questa mattina i consiglieri regionali sono stati accompagnati dall’Ing. Marco Allegretti, della società ITER che, successivamente alla chiusura dell’impianto (che avrebbe dovuto trattare le acque industriali della zona ASI ma anche quelle civili), ha avviato un contenzioso con l’ASI che va avanti ancora oggi «Saranno necessari ancora degli anni prima che il contenzioso si risolva» ha spiegato l’Ing. Allegretti «Un peccato perché l’impianto, che dava lavoro a decine di operai, quando fu aperto era all’avanguardia per il trattamento dei reflui industriali. Oggi l’adeguamento dell’impiantistica costerebbe almeno 8 milioni di euro». Fondi che in parte, per 4 milioni di euro, erano anche stati trovati, ma non sono mai stati utilizzati in attesa che si concludesse il contenzioso «Ci troviamo così di fronte ad una situazione assurda» spiega Amato «Nei Silos ancora giacciono i reflui giunti nell’impianto al momento dell’apertura, tutto è in stato di abbandono, sono stati rubati anche tutti i cavi elettrici e l’ufficio del custode, l’unico che ancora lavora nel depuratore, ha la luce grazie ad un allacciamento di fortuna. Ma soprattutto» continua il Presidente della Commissione Regionale «Non si riesce ad avere un controllo sicuro sui reflui che da qui giungono al Depuratore di Cuma. Lì ci avevano segnalato l’arrivo periodico di scarichi industriali non depurati, a partire da borlande di distilleria. L’ufficio di Presidenza della Commissione» ha spiegato Amato «chiederà urgentemente gli adeguati controlli dell’ARPAC per verificare quello che viene immesso nel collettore dalle singole aziende che dovrebbero essersi dotate ciascuna di un depuratore. Non gettiamo la croce sugli imprenditori» chiarisce Amato «Questa zona ASI non garantisce né servizi né infrastrutture, a partire dalle strade, passando per la bonifica dell’area dove giacciono migliaia di tonnellate di rifiuti anche tossici, per finire, appunto, ad un impianto di depurazione che sarebbe assolutamente necessario. C’è quindi bisogno di chiarezza, ed ognuno deve fare la propria parte. Di certo» conclude il Presidente della Commissione Regionale «al di là del contenzioso giudiziario e degli improcrastinabili accertamenti sugli scarichi industriali, si resta allibiti di fronte allo sperpero, all’abbandono e ai danni che, per l’ennesima volta, abbiamo dovuto constatare»

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di Redazione
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