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Il fascicolo è arrivato sulla scrivania della Cancellieri

Appalti truccati e favori, un dossier scuote il Viminale

All’opera Manganelli per gli accertamenti

Appalti truccati e favori, un dossier scuote il Viminale
02/11/2012, 10:06

ROMA – 20 pagine nelle quali sono raccontati casi di malaffare nella gestione di appalti e aste per l’acquisto di impianti tecnologici. E’ il dossier di cui tanto si parla negli ultimi giorni e che sta scuotendo il Viminale. E’ arrivato, in una unica copia, circa un mese fa sulla scrivania del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che ha immediatamente incaricato il capo della polizia, Antonio Manganelli, di girare l'esposto alla Procura per eseguire un veloce accertamento dei fatti.

L'autore ricostruisce con particolari le modalità, a suo parere non trasparenti, con le quali sono stati gestiti numerosi appalti tra cui quelli per l'acquisto dei software per le centrali operative, dei sistemi di sorveglianza, dei sistemi per il rilevamento delle impronte digitali.

Nel dossier, inoltre, vengono fatti nomi e cognomi e in particolare viene individuato come centro dei presunti favoritismi l'Ufficio Logistico. Tra le 20 pagine compare il nome del vice capo della polizia, Nicola Izzo: sarebbe tra i registi delle presunte illegalità nella gestione degli appalti.  

Pare che gli appalti venivano affidati a ditte che a loro volta subappaltavano ad altre imprese, spezzettando così il volume complessivo degli affari e aggirando le norme che, sopra determinate soglie di finanziamento, obbligano a bandi europei. I milioni di euro di fondi gestiti dal Viminale negli ultimi anni per gli acquisti in campo informatico e tecnologico sarebbero stati, così, diretti verso alcuni colossi del settore escludendone altri.

Nel dossier, tra l’altro, c’è pure una parte che riguarda il vicequestore Salvatore Saporito, morto suicida nel 2011. Saporito lavorava nell'Ufficio Logistico, era rimasto coinvolto in una inchiesta su presunte irregolarità nell'assegnazione degli appalti per Centro elaborazione dati della polizia previsto dal piano sicurezza della polizia. Per l’autore del fascicolo, il vero motivo del suicidio sarebbe stato il mobbing selvaggio a cui venne sottoposto per aver tentato di opporsi a quel sistema-appalti.

Insomma Manganelli ha da indagare. Sollecitato dai giornalisti il capo della polizia ha voluto solo sottolineare l’importanza di far chiarezza quanto prima. 

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di Rossella Marino
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