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AREE METROPOLITANE, LA LEGGE E' APPLICABILE?


AREE METROPOLITANE, LA LEGGE E' APPLICABILE?
20/02/2009, 08:02

 

Amedeo Lepore,come ho avuto modo di informare i lettori, è una personalità notevole nel panorama intellettuale di Napoli e del Paese. E' uno dei maggiori studiosi del Mezzogiorno e www.notiziesindacali.com è onorato di annoverarlo tra i suoi collboratori.

Il direttore di www.notiziesindacali.com


 


 

LE AREE METROPOLITANE. LA LEGGE E' AMBIGUA.


 

di Amedeo Lepore.


 


 

Il disegno di legge che delega al governo la materia del federalismo fiscale contiene, oltre alle disposizioni connesse all’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, anche una norma transitoria per le città metropolitane. Infatti, con una formulazione molto ambigua, l’articolo 22 del provvedimento definisce “in via transitoria, fino alla data di entrata in vigore della disciplina organica delle città metropolitane che sarà determinata con apposita legge, la disciplina per la prima istituzione delle stesse”. Quasi a dire che si prevede un principio di avvio e di esistenza in vita delle città metropolitane, senza permetterne un’applicazione adeguata. In sostanza, si tratta di una disciplina provvisoria, che, a seconda dei punti di vista, intende anticipare o sottrae, perlomeno per ora, una materia così importante ad una scelta organica e ampiamente approfondita del legislatore. Eppure, l’individuazione dei compiti fondamentali delle città metropolitane è stata effettuata con particolare capacità di sintesi, indicando tre funzioni fondamentali, oltre a quelle rilevate dalle province: la pianificazione territoriale generale e quella delle reti infrastrutturali; l’organizzazione dei sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici; la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale. Su questa base - e, magari, nel contesto di un altro atto legislativo - si sarebbe potuta sviluppare la materia delle funzioni dei nuovi enti, collegandola ad un più chiaro e definito disegno politico-istituzionale. Invece, le aree individuate (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli) tagliano fuori alcune realtà meridionali, come Palermo e la conurbazione Reggio Calabria-Messina, che avrebbero richiesto, quanto meno, una valutazione del loro ruolo. Inoltre, pur prevedendosi la soppressione della provincia di riferimento e dei relativi organi “dalla data di insediamento degli organi della città metropolitana” - scelta saggia e necessaria -, si costruisce un percorso tanto macchinoso per la formazione del nuovo ente, da metterne in discussione, fin dall’inizio, la praticabilità. Infatti, le città metropolitane “possono essere istituite” nell’ambito delle aree indicate, ma non vi è l’obbligo di farlo. Inoltre, la proposta di istituzione della città metropolitana può essere avanzata sia dal comune capoluogo insieme alla provincia; sia dal comune capoluogo insieme ad almeno il 50% dei comuni della provincia (che rappresentino, però, almeno la metà della popolazione); sia dalla provincia insieme ad almeno la metà dei comuni della medesima provincia (con lo stesso vincolo di popolazione). In almeno due di questi casi, risulta difficile pensare ad un’attivazione della proposta, dato che non si è mai visto un ente (qui, la provincia) che promuova la propria soppressione. Per di più, la proposta di istituzione, che deve contenere la perimetrazione e lo statuto della città metropolitana, va sottoposta, prima, alla regione per un parere e, poi, ad un referendum tra tutti i cittadini dei comuni inclusi nell’area considerata. Infine, visto che il territorio metropolitano coincide con quello di una provincia, o, anche, solo di una sua parte, i comuni non inseriti nella perimetrazione possono esercitare un’iniziativa, che dovrà essere successivamente disciplinata per legge, per scegliere di essere inclusi nell’area metropolitana o, al contrario, in un’altra provincia. Un ulteriore elemento di seria perplessità deriva dalla scelta di affidare allo statuto provvisorio della città metropolitana - che, dopo sei mesi dall’insediamento dei relativi organi, potrà essere adottato in via definitiva, ma sempre in seguito ad una nuova legge - la definizione delle “forme di coordinamento dell’azione complessiva di governo all’interno del territorio metropolitano”, generando una grave confusione tra fonti normative primarie e secondarie, oltre a permettere una varietà di disposizioni diversificate su tutto il territorio nazionale per regolare lo stesso problema. Così come, non viene indicato il destino del comune capoluogo, né tantomeno la ripartizione di competenze tra comuni e città metropolitana. Fermo restando che le città metropolitane verrebbero istituite definitivamente solo dopo un referendum (del quale, pure, si rinvia la regolamentazione) e dopo l’approvazione di una nuova legge di disciplina organica, fa riflettere che questa congerie normativa sia stata inserita nel disegno di legge sul federalismo fiscale. Sembra che, da un lato, si sia voluta ribadire la predominanza delle aree del Nord, nelle quali sono prevalentemente concentrate le città metropolitane prescelte e, dall’altro, si sia voluta affermare solo l’idea del superamento delle province e della formazione di un nuovo ente, in grado di governare la complessa realtà dei territori di maggiori dimensioni, senza farla seguire da decisioni lineari, coerenti e concretamente fattibili. La confusione diventa massima quando si indica la costituzione di un’assemblea rappresentativa, chiamata “consiglio provvisorio della città metropolitana”, che sarebbe formato dai sindaci dei comuni dell’area metropolitana e dal presidente della provincia. Insomma, un rompicapo inestricabile, che si aggiunge alla già contraddittoria e rischiosa previsione normativa sul federalismo fiscale. Da quest’altro angolo di lettura del disegno di legge, emerge la tendenza - invece di semplificare - a complicare ancora di più un progetto di riforma, che avrebbe dovuto rendere chiari compiti e responsabilità delle istituzioni locali, favorire una nuova governance, oltre che modernizzare l’impianto istituzionale del paese.


 

20 Febbraio 2009

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di Raffaele Pirozzi
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