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''La legge è uguale per tutti''

Armando Spataro: ''Ne valeva la pena''


Armando Spataro: ''Ne valeva la pena''
08/04/2011, 16:04

Benevento - Nell'affollato auditorium ''G.Vergineo'', il Dottor Armando Spataro, Sostituto Procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha presentato il suo libro ''Ne valeva la pena''.
L' autore con tale libro si è proposto di far riaffiorare alla mente dei suoi lettori e nonché di farli riflettere, circa i drammatici eventi che negli ultimi 40 anni, hanno devastato la nostra Italia, incidendo in modo più o meno profondo sulla vita politica/sociale/economica.
Tra gli argomenti trattati dal libro vi è: “il Terrorismo delle Brigate rosse e delle mafie locali” e i nomi dei servitori dello stato che si sono sacrificati per compiere il loro dovere; quali Falcone, Borsellino, Alessandrini, Galli, Bachelet, i politici Moro e Biagi, il giornalista Walter Tobagi e i tanti altri ancora, che risuonano come rintocchi di campane, in queste 575 pagine.
L'evento, ha raccolto la partecipazione di Magistrati di notevole esperienza tra cui cito: il Dott. Federico Cafiero de Raho, Procuratore aggiunto presso la Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, e il Dott.Antonio Clemente, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Benevento.
In tale occasione, si è discusso di un argomento che ultimamente affligge la quotidianità della società italiana, quale: la “riforma della giustizia'', dando particolare rilievo all' articolo 3 della Costituzione “la legge è uguale per tutti”, in un momento in cui gli italiani sentono che la democrazia, intesa come un bene e un valore universale, lentamente si stia affievolendo, viste le ultime vicissitudini parlamentari con relativi episodi da stadio.
Il Dott. Spataro, coordinatore del Gruppo specializzato nel settore antiterrorismo, uno degli ultimi grandi ''picconatori'' operante nel settore penale giudiziario, conosciuto anche a livello transnazionale, con schietta rettitudine, naturale libero pensiero e alto senso dello Stato, relativamente all'argomento, ha messo in risalto che dopo tangentopoli, grazie alle modifiche apportate all'art. 68 della Costituzione, tutta la classe politica nostrana è soggetta agli effetti di tale ''motto', ed è pienamente imputabile/giudicabile proprio come tanti normali cittadini, accertati a vivere nel delinquere .
Per tale motivo: il processo breve, il processo lungo, il giusto processo o in qualsiasi modo si voglia svolgerlo, la separazione delle carriere, la formazione dei 2 o 3 Consigli Superiori per la Magistratura, ed ancora le forti dichiarate discrasie intrusive del potere Giudiziario (toghe rosse?) su quello Politico dello Stato, sono puramente degli escamotage dei politici per evitare incriminazioni giudiziali e una conseguente pubblica impunità, nel caso di eventuali accertati delitti a chiunque di essi ascrivibili: ''il valore dell'autonomia della Magistratura come garanzia per il corretto funzionamento del sistema giudiziario''.
Oggi, negli effetti, il cittadino è abbastanza tutelato dagli eventuali errori del P.M., a mezzo dell'introduzione della figura del G.i.p., il quale, organo indipendente del Tribunale, dopo aver valutato gli atti pervenuti, convalida, annulla o rimanda indietro gli stessi, per un surplus d' indagini da svolgersi in tempi rapidi.
Insomma, evidenziava che la Giustizia così come è oggi, è solo lenta, e che per farla funzionare bene, avrebbe bisogno di specifici provvedimenti contemplanti l'aumento e la preparazione del personale ad esso preposta, con il fine di ottenere tempi rapidi per i processi, sia nel settore Civile che nel settore Penale.
Infine, fissava due elementi di chiarezza: la democrazia non è un regime politico perfetto, e la democrazia è tale, solo quando pone alla sua base, un retta concezione di uguaglianza per la persona.
Accennando così, tanti episodi di storia molto evocativi e significativi: la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario del 1940, dove la devozione e l'entusiasmo al fascismo hanno avuto il sopravvento sul dovuto costume d'imperturbabilità dei magistrati, sino a proseguire all'era odierna, dove i magistrati pur lavorando in uno Stato di diritto con partecipazione e responsabilità, incontrano delle difficoltà e barriere, create da politici di destra e anche di sinistra, come l'emblematico caso del segreto di Stato, posto e confermato, prima dal governo Prodi e poi dopo, da quello di Berlusconi, con il fine di evitare l'assurgere di tutta la verità e le varie responsabilità nel rapimento dell'Imam, Abu Omar.
E a nulla serve, la grande immagine di esempio di perseveranza e attaccamento allo Stato, del corpo di Guido Galli, Magistrato di Milano, ucciso da un commando di Prima Linea, riversato in strada con affianco la sua spada di lavoro, il codice aperto?

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di Zaccaria Pappalardo
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